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Preghiere e PensieriIl silenzio come digiuno per accogliere la Parola di DioPrima riflessione quaresimale delle monache benedettine
Sappiamo ormai come il tempo di quaresima che siamo invitati a vivere, è il tempo della grande convocazione di tutto il popolo di Dio per poter ricevere un dono particolare da Cristo, e cioè il dono della purificazione e della santificazione. E allora guardiamo, per ricevere questo dono, qual è la nostra situazione di partenza, perché quando guardiamo alla nostra vita non è che siamo poi tanto oggettivi, perché andiamo sempre a vedere per prima le cose che non vanno, mentre la percezione oggettiva di noi dovrebbe essere le cose grandi che abbiamo ricevuto in dono. Le Monache benedettine di Pistoia Seconda meditazione di QUARESIMA
Ormai sappiamo come questo tempo di Quaresima sia il tempo della grande convocazione di tutto il popolo di Dio, perché il Signore attraverso Gesù vuole purificarci e santificarci, in modo da poter essere pronti a celebrare insieme la Pasqua.
Abbiamo visto la settimana scorsa il primo passo verso la purificazione e la santificazione che era il prendere coscienza dei nostri limiti, per poter avere il coraggio di entrare nel silenzio e così davvero vedere il Signore e renderci conto della Sua grandezza e del Suo amore per la nostra vita. Il secondo passo che siamo invitati a fare è quello della fede, cioè, se abbiamo percepito la grandezza del Signore, come entrare in un rapporto vivo con Lui? Nella prima lettura dal Libro della Genesi, dice come comincia un rapporto: vattene dalla tua Terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre, vattene verso qualcosa che Io ti indicherò. Se vogliamo tradurre questa esperienza in termini moderni, possiamo dire che un rapporto vero, non solo con Dio, ma anche nella nostra vita, inizia quando abbiamo il coraggio di camminare con le nostre gambe, quando lasciamo le tradizioni, le abitudini, il nostro io. Non ci può essere esperienza di fede e di amore se non c´è questo distacco. Dio non dice ad Abramo di fare come hanno fatto i suoi genitori, ma dice: li devi lasciare e devi andare nell'avventura della vita e cominciare a camminare con i tuoi piedi. E non gli dice nemmeno che cosa troverà, dice: tu lascia e fidati, perché in questo lasciare e fidarsi. Io sarò la tua benedizione e tu sarai benedizione per gli altri. Tutte noi abbiamo fatto questa esperienza e quando siamo entrate in Monastero nessuna si è portata appresso papà e mamma, perché la benedizione del Signore ha bisogno di ognuna che noi e della decisione personale e avventurosa che ognuna di noi prende nel proprio cuore, nella propria libertà.
Questo crediamo sia importante dirlo a noi stesse e a quanti il Signore ci pone accanto, a questo camminare con le proprie gambe è legata la benedizione del Signore. Osserviamo che Abramo davanti a se non ha niente di sicuro,
perché Dio gli dice semplicemente: verso la terra che io ti indicherò; ma quale sarà? Quando siamo entrate in Monastero, sapevamo veramente che cosa ci aspettava? Pensavamo di sì, avevamo studiato a fondo la Regola, poi abbiamo trovato tutt´altre proposte rispetto a ciò che ci aspettavamo, perché il rapporto vero con la vita e con la fede nasce proprio da qui, dal lasciare per andare verso
l´incognito, verso la sorpresa. E in questo staccarci per andare verso l´incognito, c´è la benedizione di Dio. Come si manifesta questa benedizione di Dio? È Lui che ci viene appresso con l´acqua santa a benedirci? No, la benedizione di Dio secondo il Vangelo di oggi sta nel poter essere portato su un alto monte e poter sognare. Se leggiamo bene questo testo di Matteo, anche se noi lo leggiamo sempre in senso spirituale, è un Vangelo molto concreto, qui Gesù prende i Suoi discepoli, li stacca dagli altri, li porta su un alto monte perché possano sognare, e il sogno è così bello e così entusiasmante da far reagire così Pietro: Signore, facciamo qui tre capanne, una per Te, una per Mosè e una per Elia. E in questo sogno arriva una voce che li stordisce, e quando poi si svegliano non vedono più niente di strabiliante. Si trovano soli davanti a Gesù. Normalmente può capitarci di fare un sogno in cui eravamo in situazioni meravigliose e poi aprendo gli occhi non capivamo nemmeno dove eravamo... E dobbiamo prendere coscienza che è suonata la sveglia, che dobbiamo alzarci e correre in coro! È la stessa esperienza che qui vivono i discepoli con Gesù, perché la fede diventa forte quando noi, dopo esserci staccate, e dopo che siamo andate verso l´avventura, ci fermiamo per sognare. Nel Vangelo della II Domenica di Quaresima c'è un tocco meraviglioso: e loro furono presi da grande timore, caddero con la faccia a terra, e Gesù, si avvicina, li tocca e dice: alzatevi e non temete, perché adesso quello che avete visto in sogno deve avvenire nella vita. Ecco dove ci porta il nostro cammino di fede!
Cominciamo allora a prendere la nostra decisione di "staccarci" e di camminare con le nostre gambe, cominciamo a sognare. E che cos´è che ci permette di sognare? Nella seconda lettura l´apostolo Paolo dice: figlio mio con la forza di Dio soffri con me per il Vangelo; cioè, fai diventare la Parola di Dio la forza dei tuoi sogni, per cui non solo guardi in avanti, ma diventi anche capace di dare la tua vita. Ecco allora il nostro proposito per questa settimana. La settimana scorsa abbiamo detto: facciamo un po´ di digiuno dalle immagini e facciamo un po´ di silenzio. Questa settimana noi vogliamo incominciare a sognare con la Parola di Dio, allora se prendiamo il Vangelo di Lunedì, ci dice: siate misericordiosi, non giudicate, perdonate. Che cosa vuol dire allora, sognare? È fermarsi e dire: ma cosa sarebbe il mondo se tutti fossero capaci di perdonarsi? Cosa sarebbe la mia comunità se tutte cominciassimo davvero ad essere misericordiose, cioè, attente con le proprie viscere l'una verso l'altra? cosa sarebbe l´umanità se questa Parola di Dio: siate misericordiosi come il Padre Vostro, si avverasse in tutto il mondo? Lunedì sogneremo per tutto il giorno la misericordia e il perdono, perché quando si comincia a sognare, poi si trova la forza di realizzare.
Martedì, il Vangelo dice: il più grande tra di voi sia il vostro servo. E allora cominciamo a sognare un mondo dove chi governa si mette a servizio, dove tutti vogliono darsi una mano. Si può sognare un mondo così? sogniamolo, perché se lo sogniamo, permettiamo a Dio di prenderci
per mano e di indicarci la strada.
Mercoledì il Vangelo dice che ognuno di noi come Gesù non è qui nella vita per essere servito ma per servire. Allora sogniamo che mercoledì in comunità si farà a gara per lavare i piatti. Ma proviamo a sognare questo: che io sono in Monastero non per essere servita, ma per servire.
Ecco, sogniamo che mercoledì tutte avremo una voglia pazza di pulire la propria cella, e non solo la propria cella, ma anche le stanze comuni e ancora poi offrire aiuto alle consorelle più deboli. Perché non si può sognare un mondo di questo tipo? È il Vangelo che ce lo dice, noi
facciamolo diventare il nostro sogno, poi ci penserà il Signore a guidarci.
Giovedì, il Vangelo dice che se leggi la Parola di Dio e la ascolti, questa ti salva. È il brano del ricco e di Lazzaro. Ricordiamo quando Lazzaro si trova tra le braccia di Abramo e il ricco dice: almeno manda Lazzaro ai miei fratelli a dire che cambino la loro vita. E Abramo che cosa risponde? "se non si prendono l´impegno di leggere la Parola di Dio, anche se un morto risuscita, loro non cambieranno". La Parola di Dio cambia la nostra vita, e allora ogni sera, invece della ricreazione
comunitaria, prendiamo la Bibbia in mano per condividere ancora la Parola.
E poi venerdì, dice il Vangelo, che se mettiamo Cristo come fondamento della nostra vita, tutti diventiamo come alberi in primavera, non siamo più chiusi in noi stessi, ma diventiamo alberi che fioriscono, che portano frutto. Pensiamo una comunità in cui ogni monaca è piena di vita e vuole con la sua vita rallegrare le altre. E poi sabato abbiamo il figliol prodigo, che porta questo grande messaggio: un papà che fa festa perché suo figlio ha dilapidato tutti i suoi averi. A noi basta che le consorelle dimentichino un rubinetto aperto ed è ...tragedia. Un'abadessa, anzi, tutte le abadesse del
mondo, proviamo a sognare che le monache facciano festa per quello che combinano le consorelle! Questo significa entrare nella fede, staccarci un pochino da noi, dalla nostra mentalità, dalle nostre abitudini per cominciare a sognare, guidate dalla Parola di Dio. Proviamo a ricordare il Vangelo che ascoltiamo la mattina e a sognare per tutto il giorno. Poi alla sera, al ritrovarci insieme, domandiamoci: tu che hai sognato oggi? E io? E la tua consorella cosa ha sognato? E gli amici della comunità, chiamiamoli e chiediamo che cosa hanno sognato! Allora noi cominciamo ad essere persone di fede,quelle persone che Gesù ha preso per mano e portato su un alto monte perché sognassero, perché sentissero la parola di Dio, e perché, entusiasti di questo sogno, svenissero fino al punto che Gesù deve andar vicino a loro a dire: alzatevi e non temete fino al punto che Gesù deve andar vicino a loro a dire: alzatevi e non temete, perché quello che avete visto si realizzerà. Per questa settimana proviamo a “staccarci” e a sognare. Questo ci darà una leggerezza straordinaria nella nostra vita comunitaria e ci darà davvero la capacità di permettere a Dio di usare della nostra vita per il bene di tutta l'umanità.
Stiamo celebrando un tempo speciale, dove il Signore convoca il suo popolo per purificarlo e santificarlo. Abbiamo visto nella II domenica quanto, in questo lavoro di purificazione e santificazione, sia importante staccarci dal nostro passato, dalle nostre abitudini, quanto sia importante sognare, perché la grandezza di Dio possa davvero entrare nella nostra vita e possa davvero arricchirci di Lui.
Oggi, come abbiamo sentito nei testi che abbiamo letto, la proposta che ci viene fatta è quella di crescere nella fede, quindi, non solo entrare, ma crescere. E come abbiamo sentito nel brano del Vangelo, la crescita nella fede è legata all’incontro personale con Gesù. Proviamo semplicemente a guardare a che cosa è successo nella samaritana, era già una donna di fede, lei dice a Gesù: noi adoriamo su questo monte, voi su un altro. E poi dice con molta chiarezza: noi aspettiamo il Messia, quando verrà sarà Lui a dirci ciò che è giusto. La samaritana è un a donna di fede, ma cresce nella sua fede incontrando Gesù, perché è Gesù che dilata la sua mente e il suo cuore, e le da la possibilità di incontrarsi con Dio per quello che Dio realmente è.
Ecco perché se vogliamo crescere nella fede non è facoltativo conoscere Gesù, incontrarlo, passare del tempo con Lui e permettere alla Sua Parola di essere dimensione nuova, che Lui vuol dare alla nostra vita. Ma perché è così importante incontrare Gesù per crescere nella fede? Non ci sono altre strade? Non ci sono altre possibilità che ci vengono date? In fondo quante persone ci danno la loro testimonianza, ci stimolano, ci danno il loro esempio per vivere un rapporto pieno con il Signore?
Se osserviamo bene, nella Parola di Dio che abbiamo letto, quello che è caratteristico di Gesù, è il fatto che Lui ci libera e ci arricchisce, e non c’è nessun altro che possa avere questa capacità nei nostri confronti, non c’è Santo che possa darci questa possibilità.
Abbiamo detto che Gesù dilata la nostra mente e il nostro cuore perché ci libera, guardiamo che cosa ci ripete l’apostolo Paolo scrivendo ai Romani, nel capitolo 5 che è fondamentale in tutta la lettera ai Romani, dice: giustificati per fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo di Lui abbiamo l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio, la speranza poi non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Ecco perché Gesù è l’unico che ci libera. Perché è l’unico che ci permette di ammettere le nostre colpe senza aver paura, perché Lui ci rende giusti, Lui ci ricorda di fronte alle nostre colpe che Dio con il Suo amore e il Suo perdono ci rende giusti. Ed è solo Gesù che può dire e fare questo nella nostra vita, Lui che sulla croce ha preso su di sé i nostri peccati e ci ha reso giusti davanti a Dio. Allora non possiamo confondere Gesù il Liberatore con un qualsiasi altro maestro di vita spirituale o di spiritualità, perché i Maestri, i Santi, ci indicano sempre la strada della purificazione, della conversione, di un lavoro che siamo chiamati a fare su di noi, Gesù rompe questi schemi e dice semplicemente: apprezzo la tua vita così com’è, e sia che tu sia buono o che tu non lo sia, Io ti giustifico davanti al Padre. Non c’è nessun altro che ci da questa certezza e questa garanzia, perché Gesù è l’unico, ed è solo Lui che può davvero liberarci e darci la gioia di un rapporto pieno con il Padre. Ecco perché con Gesù cresciamo nella fede, senza Gesù rimaniamo appesantiti dalle nostre situazioni di vita e continuiamo a sperare che qualcuno si accorga di noi e che ci perdoni.
RIFLESSIONE PASQUALE
Stiamo raccogliendo il frutto di tutta una serie di celebrazioni che abbiamo cominciato Giovedì Santo con la cena del Signore,
e ci siamo trovati attorno a una grande tavola. Là Gesù ha celebrato la cena con i suoi discepoli e ha fatto la proposta anche
ad ognuno di noi di che cosa significhi vivere in intimità gli uni con gli altri. Prendendo i piedi dei Suoi discepoli, lavandoli
e insegnando a tutti noi che l’amore vero, quello che ci porta ad essere intimi e amici gli uni con gli altri, è l’amore che diventa
servizio. Ed è Gesù che lavando i piedi ai Suoi discepoli dice: se non ve li lavo, non potete avere parte con me; e poi aggiunge:
se Io, il Signore e il Maestro ho fatto questo, anche voi fate la stessa cosa gli uni con gli altri. Ci siamo trovati, poi, il
Venerdì Santo di fronte ad una croce, dove il male ha potuto esprimere tutta la sua aggressività, tutta la sua forza, quando si
condanna una persona innocente, davvero il male raggiunge il massimo di sé. Eppure là, sulla croce, noi abbiamo trovato Gesù, che
perdona, che ama, che dice: ho compiuto - cioè - la mia missione che era quella di prendere ogni tradimento, ogni peccato su di me,
fino al punto di diventare Io una persona sfigurata, questa missione l’ho compiuta, dando ad ognuno di noi se volete la possibilità
di essere persone libere. Ci siamo trovati poi sabato notte nella Veglia Pasquale, di fronte ad un fuoco che ci ha raccontato la
storia dell’umanità come storia di salvezza in cui, il Figlio di Dio, morendo per noi, è risorto e ha dato a tutti noi la possibilità
di essere davvero Figli di Dio. Queste sono le celebrazioni che abbiamo fatto recentemente, ma dove ci portano? E quale proposta ci
stanno facendo per poter ora vivere la Pasqua nella sua pienezza? Se vogliamo fare una sintesi di questi giorni dobbiamo dire
semplicemente così: Gesù ci insegna che per essere liberi, dobbiamo essere umili. La libertà che ci da Gesù non è una libertà che
passa attraverso l’affermazione di sé, ma è una libertà che si conquista con il sacrificio di sé. Proviamo a guardare allora l’umiltà nell’ultima
cena di Gesù, è un orgoglio o è un atto di umiltà lavare i piedi ai Suoi discepoli proprio nel momento in cui lo stanno per tradire? E noi, quando siamo di fronte al tradimento o alla falsità degli altri, abbiamo il coraggio di metterci in ginocchio e di lavare i piedi a qualcuno? Capiamo la differenza tra l’egoismo e l’umiltà? L’egoismo ci rende schiavi di noi stessi e delle nostre reazioni; l’umiltà ci rende liberi. E se andiamo sulla croce di Gesù, troviamo un atto di egoismo o un atto di umiltà? Il perdonare, è egoismo o umiltà? E quando noi siamo nella sofferenza e nelle difficoltà, siamo capaci di perdonare, per diventare persone libere? O siamo capaci invece di reagire, appesantendo sempre di più la nostra vita? E ancora, se andiamo a vedere la morte di Gesù, è un atto di orgoglio, o è un atto di umiltà? Il lasciare che il proprio corpo muoia, è egoismo o umiltà? Ecco, Gesù ci insegna che se vogliamo risorgere, se vogliamo essere delle persone davvero libere, non dobbiamo avere paura di passare attraverso l’umiltà, perché l’umiltà è fondamentalmente coraggio, coraggio di accettare il tradimento, la sofferenza, la morte. Gesù ci libera indicandoci la strada dell’umiltà, del coraggio. Ma come possiamo fare noi a diventare persone libere, ad essere davvero dei Figli di Dio, che cominciano la loro nuova vita guidati da quello Spirito Santo che Gesù, risorto, dona ai Suoi discepoli? Nelle letture di Pasqua abbiamo degli esempi straordinari di questo diventare liberi attraverso il coraggio dell’umiltà. Ecco, vediamo che cosa fa e che cosa dice Pietro, e non dimentichiamo che Pietro aveva tradito, ma ora, come diventa libero? Accettando di aver sbagliato, e cominciando a parlare di chi è Gesù e di quale possibilità Gesù abbia dato a lui e a tutti noi. Dice: a Lui tutti i profeti danno questa testimonianza, chiunque crede in Lui, riceve il perdono dei peccati per mezzo del Suo nome. Questo è coraggio, sapere che diventiamo liberi nel momento in cui permettiamo a Cristo e agli altri di
perdonarci e di amarci. Sappiamo che non è facile arrivare a questo atteggiamento di umiltà, perché tutti noi ci gloriamo sempre di quello che siamo e di quello che facciamo. Siamo persone libere, invece, perché qualcuno ci sta perdonando e ci sta amando. Proviamo a vedere se non è vero questo. Quando noi dimentichiamo, e non abbiamo l’umiltà di accettare il perdono e l’amore degli altri e consideriamo che il perdono e l’amore è quotidiano, è ogni giorno per noi, noi non siamo persone libere e non abbiamo capito niente del dono che lo Spirito Santo ci sta facendo. Pietro ci ha testimoniato proprio questo: il perdono e l’amore di Dio mi ha permesso di essere una persona libera.
L’apostolo Paolo ci pone di fronte ad un altro atto di umiltà che ci rende liberi. Dice: abbiamo il coraggio di cercare le cose di lassù, di
rivolgere il pensiero alle cose di lassù e non a quelle della Terra. Anche qui ci da coraggio, perché noi istintivamente siamo sempre portati a guardare alle cose che dobbiamo fare, e guarda caso sono tutte cose di Terra, pulir casa non è cosa del Cielo, o pagare le bollette o andare in banca, non sono cose del Cielo, andare a lavorare non è una cosa del Cielo, però noi continuiamo a dare importanza a tutte queste cose, e questo ci rende sempre più appesantiti, fino al punto che la vita diventa insostenibile e non più affrontabile da noi e dalle nostre forze. Quale è l’umiltà che ci rende liberi? Dice l’apostolo Paolo: cercate le cose di lassù, mettete la vostra mente nelle cose del Cielo, perché in questo modo vi alleggerite di tutte le schiavitù, di tutte le pesantezze, di tutte le ansie e potete essere davvero delle persone libere. Ecco perché sulla croce Gesù non sottolinea i Suoi dolori, ma dice: Padre, nelle Tue mani do il Mio Spirito. Sta alzando gli occhi al cielo, sta mettendo i suoi pensieri sulle cose di lassù, e diventa persona libera. Vediamo come gli apostoli, Pietro e Giovanni, diventano liberi attraverso l’umiltà, hanno il coraggio, dopo aver sentito una notizia, di andare a vedere. Ed è bellissimo quel brano che abbiamo
letto quando Giovanni che arriva per primo e rimane fuori, poi entra dentro e il testo del Vangelo dice: e vide e credette. Cos’è che ci rende liberi, allora? È avere il coraggio di cercare la verità, è avere il coraggio di metterci in discussione, e se c’è una persona che non è libera al mondo è chi dice: io la penso così, io sono stato sempre abituato a fare così, per me è giusto così. Quella è una persona schiava, appesantita e che appesantisce gli altri. E perché? Semplicemente perché la verità è Dio, e Dio è più grande di noi. E quindi quando una persona fa diventare la verità sé stesso, i suoi pensieri e le sue abitudini, è una persona che ci sta prendendo in giro, perché vi fa diventare più schiavi di quello che siamo. Per essere liberi bisogna avere il coraggio della verità. Possiamo essere liberi, questo dono Cristo ce l’ha fatto, ma dobbiamo passare attraverso questo coraggio di accettare il perdono e l’amore degli altri, attraverso il coraggio di mettere i nostri pensieri sulle cose di lassù, e attraverso il coraggio di non fermarci mai a noi, ma di metterci costantemente alla ricerca della verità. Come fare? La Pasqua dura cinquanta giorni, per dare a tutti noi la possibilità di sperimentare questa libertà attraverso il dono dello Spirito Santo, quindi, quello che siamo chiamati a vivere in questi cinquanta giorni, è proprio questo: chiedere al Signore il coraggio del perdono, di mettere i nostri pensieri nel Cielo, il coraggio di cercare la verità. Se noi, in questi cinquanta giorni chiediamo al Signore il Suo Spirito per avere questo coraggio, allora la liberazione che abbiamo ricevuto nella Pasqua, può diventare davvero la nostra esperienza di vita e la nostra gioia.
Ringraziamo le Sorelle Povere di S. Chiara di Scigliano (CZ) per la gioiosa e importante collaborazione nell’invio di molte foto presenti nel sito. Beato Antonio Rosmini
“La solitudine m’è cara perché immerge in profondi pensieri. La Croce...“Ivi è ancora il profondo in quella porzione del legno che si nasconde sotterra e sostiene la Croce senz’essere visibile, perché il profondo dell’amor divino ci sostiene, né si comprende, ché la ragione della predestinazione eccede il nostro intelletto”. Ven. Maria Maddalena dell’Incarnazione
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