Dal silenzio - Preghiere e Pensieri




Preghiere e Pensieri


Il silenzio come digiuno per accogliere la Parola di Dio

Prima riflessione quaresimale delle monache benedettine

Sappiamo ormai come il tempo di quaresima che siamo invitati a vivere, è il tempo della grande convocazione di tutto il popolo di Dio per poter ricevere un dono particolare da Cristo, e cioè il dono della purificazione e della santificazione. E allora guardiamo, per ricevere questo dono, qual è la nostra situazione di partenza, perché quando guardiamo alla nostra vita non è che siamo poi tanto oggettivi, perché andiamo sempre a vedere per prima le cose che non vanno, mentre la percezione oggettiva di noi dovrebbe essere le cose grandi che abbiamo ricevuto in dono.
L'Apostolo Paolo ci dice che la nostra è una situazione ideale, perché nessuno come noi ha ricevuto un dono così grande come lo è quello della grazia. Quando pone il confronto: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo”, poi dice: “ma a causa di Gesù Cristo che cosa è arrivato a noi?” e dice: mai come a noi c’è stato il dono della pienezza della grazia. Quindi la nostra situazione è una situazione meravigliosa, ideale, perché in Gesù abbiamo ricevuto tutto quello che una persona può sognare nella sua vita, perché abbiamo ricevuto la dignità, la possibilità di andare oltre il tempo e lo spazio, abbiamo ricevuto l’eternità e la possibilità di essere figli di Dio. Ci può essere sogno più grande di questo? Questo è ciò che abbiamo ricevuto grazie a Gesù, infatti per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che da vita. E poi, dice sempre San Paolo, "grazie all’obbedienza di uno solo –cioè di Cristo- tutti saranno costituiti giusti", cioè, siamo davvero in una situazione ideale.
Ma che cosa succede quando noi riceviamo un dono così grande? Nel libro della Genesi leggiamo che l'uomo e la donna avevano ricevuto tutto: vita, dignità, la capacità di dare il nome ad ogni cosa, avevano ricevuto l’amore pieno di Dio. Però, di fronte a questa ricchezza che è entrata nella loro, nella nostra, vita, che cosa succede? Che nasce immediatamente la nostra fragilità, la fragilità vera che abbiamo tutti noi: “allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza, prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito”. Ecco dove si trova la nostra fragilità: quando noi cominciamo a vedere le cose con i nostri occhi e non più con gli occhi di chi ce le ha donate.
E se guardiamo bene questo succede continuamente nella nostra vita. Quando uno comincia a prendere coscienza di sé, della sua personalità, dei suoi sogni, del suo corpo, delle sue possibilità, è il momento in cui la persona diventa un problema, e non si sa il perché. Prendiamo un bambino qualsiasi, è felice, gioca, ne combina di tutti i colori, però ha l’occhio della vita che i suoi cari gli stanno dando. Ma quando un bambino cresce, si avvicina agli undici, dodici anni e comincia a prendere coscienza di sé stesso, che cosa succede? Comincerà a dire: ma io ho un corpo che è il mio, e allora deve darmi soddisfazione; io ho il mio modo di vedere le cose, allora devo fare di testa mia. Ecco, è proprio il vedere le cose come desiderabili, come gradevoli, come buone e non più come un dono che mi è stato dato perché io potessi esprimere al meglio la mia vita. Ecco, come succede nella nostra crescita, così succede anche nella nostra fede. Abbiamo ricevuto in Gesù la possibilità di essere giusti, di essere figli di Dio, la dignità di persone, e poi che cosa facciamo? Ci sentiamo talmente sicuri di tutto questo da dire a noi stessi: sono uno sciocco se non sfrutto l’occasione, e allora prendiamo la vita - attenzione, quella vita che c’era stata data perché fossimo a servizio degli altri- e la mangiamo. Chi è che prende la vita e la mangia? Il cannibale.
E noi, continuamente, ci poniamo in questa situazione, abbiamo ricevuto un dono per poterci mettere a servizio gli uni degli altri, e di fronte a questo dono che cosa facciamo? Lo mangiamo, lo facciamo diventare nostro, ce ne impossessiamo e alla fine ci troviamo “nudi”, come si legge qui nel Libro della Genesi, ci troviamo accartocciati in noi stessi, perché avevamo delle possibilità e ce le siamo giocate, avevamo delle possibilità e le abbiamo distrutte, avevamo il potere di metterci al servizio del bene, e abbiamo mangiato questo bene fino al punto di farlo diventare un nulla.
Perché succede tutto questo? Perché la nostra debolezza è così intelligente da portarci a buttar via le cose più preziose che abbiamo ricevuto?
Dobbiamo imparare a capire chi realmente siamo, perché le prime due tentazioni che vengono fatte a Gesù nel deserto, come cominciano? “Se tu sei il Figlio di Dio”, quindi la tentazione ti da una lettura sbagliata di ciò che noi siamo e di quello che abbiamo ricevuto; per il male, se io sono il figlio di Dio sono uno sciocco se non sfrutto una tale condizione. Per Gesù, considerando le sue risposte al tentatore, l’essere figlio di Dio, in che cosa consiste? La prima risposta che Gesù da è: “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”, cioè il figlio di Dio è colui che ascolta Dio, non è colui che mangia. E guardiamo la seconda risposta che Gesù da alla tentazione “se sei figlio di Dio, buttati giù”: “non metterai alla prova il Signore tuo Dio". Allora, per il male essere figli di Dio è una cosa, per Gesù è tutt’altro, infatti per Gesù quello che è importante è l’ascolto, è il rispetto, è mantenere Dio al suo posto; per il male l’essere figli di Dio è lo sfruttare tale condizione.
E qui a nostro avviso nasce il primo interrogativo: di fronte ai tanti doni che abbiamo ricevuto, e cioè, la vita, l’essere figli di Dio, la vita eterna, l’amore, di fronte al dono della parola, dell’amicizia, del poter essere insieme, qual è il nostro atteggiamento? Quello del male che dice: sfrutta la situazione, e poi ti fa rimanere nudo? o quello di chi rispetta il dono che ha ricevuto – e rispettare significa avere quel timore riverenziale-, lo prendo tra le mani quasi con timore, con paura, perché è qualcosa di prezioso non solo per me ma anche per gli altri? allora riflettiamo come può essere gestire una vita con timore reverenziale, un amore con timore reverenziale, un figlio, e pensiamo invece cosa può voler dire gestire tutte situazioni come qualcosa che mi appartiene personalmente, e che mangio, che faccio diventare mio orgoglio, mia forza, c’è una differenza enorme, e la nostra debolezza si manifesta proprio lì. Nella terza tentazione di Gesù c’è un altro elemento che dice da dove spunta la nostra debolezza, osserviamo che il male non usa più l’espressione “se sei figlio di Dio”, ma dice direttamente: tutte queste cose ti darò se gettandoti ai miei piedi mi adorerai. Qui il male diventa proprio sfacciato, non guarda più in faccia a niente, diventa terribile nel suo essere puntato, ed è qui che Gesù ci dice dov’è la nostra debolezza di fronte ai doni che abbiamo ricevuto, qui Gesù non transige, ma dice semplicemente: vattene Satana, perché l’unica persona da adorare è Dio, qui quando diventa aperto il combattimento Gesù non da più possibilità di parola: io con te ho chiuso.
Ed ecco dove sta l’altro aspetto della nostra debolezza, e cioè: essere capaci di fronte al male che diventa sfacciato, di dire no, di prendere una decisione. Ecco, ci troviamo di fronte a queste due grandi realtà: da una parte c’è questo dono meraviglioso che abbiamo ricevuto, e dall’altra c’è il nostro modo di vedere e di gestire il dono che abbiamo ricevuto, che ce lo fa mangiare piuttosto che mettersi a servizio. Le due grandi sfide sono quelle che Gesù ci insegna nel deserto, nel nostro deserto di quaresima: la prima è non venir mai meno nel rispetto del dono; e la seconda è saper dire un “no” chiaro, essere decisi di fronte alla spudoratezza del male.
Ma come si fa?
Benedetto XVI ci ha dato un suggerimento molto importante per la nostra vita, ci ha detto: volete uscir fuori dall’inganno del male? E allora fa questa proposta: cominciamo a digiunare nelle parole e nelle immagini, perché noi impareremo a rispettare il dono che Dio ci ha fatto quando nella nostra vita rientrerà un tempo e uno spazio per il silenzio.
Ecco, in questa quaresima, un primo passo da fare: se vogliamo vedere le cose nel modo giusto, e cioè come dono di Dio e non come desiderabile da mangiare, perché non digiuniamo nelle immagini e non diamo un po’ più di tempo al silenzio? Cambia completamente la vita, noi per esempio da giovedì, cioè da quando abbiamo avuto questo suggerimento, abbiamo cominciato a spegnere la televisione i giorni di settimana e a fare un’oretta di silenzio, abbiamo provato a fermarci su una sola frase del Vangelo e a farla diventare forte per la nostra vita, ed è garantito che la nostra vita per quanto stanca sia, per quanto appesantita sia, prende un’energia particolare, proprio perché purtroppo noi non diamo più tempo e spazio per il silenzio. Allora digiuniamo nelle parole e nelle immagini, così da permettere al silenzio di far crescere in noi le certezze e la decisione.
Che il Signore davvero ci benedica in questo tentativo, ci dia la gioia di poter vivere questa esperienza di silenzio come spazio alla Parola di Dio, come ascolto, e di poter vivere questa quaresima come coloro che grazie al silenzio hanno permesso a Cristo di purificarli e santificarli.

Le Monache benedettine di Pistoia

Seconda meditazione di QUARESIMA

Ormai sappiamo come questo tempo di Quaresima sia il tempo della grande convocazione di tutto il popolo di Dio, perché il Signore attraverso Gesù vuole purificarci e santificarci, in modo da poter essere pronti a celebrare insieme la Pasqua. Abbiamo visto la settimana scorsa il primo passo verso la purificazione e la santificazione che era il prendere coscienza dei nostri limiti, per poter avere il coraggio di entrare nel silenzio e così davvero vedere il Signore e renderci conto della Sua grandezza e del Suo amore per la nostra vita. Il secondo passo che siamo invitati a fare è quello della fede, cioè, se abbiamo percepito la grandezza del Signore, come entrare in un rapporto vivo con Lui? Nella prima lettura dal Libro della Genesi, dice come comincia un rapporto: vattene dalla tua Terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre, vattene verso qualcosa che Io ti indicherò. Se vogliamo tradurre questa esperienza in termini moderni, possiamo dire che un rapporto vero, non solo con Dio, ma anche nella nostra vita, inizia quando abbiamo il coraggio di camminare con le nostre gambe, quando lasciamo le tradizioni, le abitudini, il nostro io. Non ci può essere esperienza di fede e di amore se non c´è questo distacco. Dio non dice ad Abramo di fare come hanno fatto i suoi genitori, ma dice: li devi lasciare e devi andare nell'avventura della vita e cominciare a camminare con i tuoi piedi. E non gli dice nemmeno che cosa troverà, dice: tu lascia e fidati, perché in questo lasciare e fidarsi. Io sarò la tua benedizione e tu sarai benedizione per gli altri. Tutte noi abbiamo fatto questa esperienza e quando siamo entrate in Monastero nessuna si è portata appresso papà e mamma, perché la benedizione del Signore ha bisogno di ognuna che noi e della decisione personale e avventurosa che ognuna di noi prende nel proprio cuore, nella propria libertà. Questo crediamo sia importante dirlo a noi stesse e a quanti il Signore ci pone accanto, a questo camminare con le proprie gambe è legata la benedizione del Signore. Osserviamo che Abramo davanti a se non ha niente di sicuro, perché Dio gli dice semplicemente: verso la terra che io ti indicherò; ma quale sarà? Quando siamo entrate in Monastero, sapevamo veramente che cosa ci aspettava? Pensavamo di sì, avevamo studiato a fondo la Regola, poi abbiamo trovato tutt´altre proposte rispetto a ciò che ci aspettavamo, perché il rapporto vero con la vita e con la fede nasce proprio da qui, dal lasciare per andare verso l´incognito, verso la sorpresa. E in questo staccarci per andare verso l´incognito, c´è la benedizione di Dio. Come si manifesta questa benedizione di Dio? È Lui che ci viene appresso con l´acqua santa a benedirci? No, la benedizione di Dio secondo il Vangelo di oggi sta nel poter essere portato su un alto monte e poter sognare. Se leggiamo bene questo testo di Matteo, anche se noi lo leggiamo sempre in senso spirituale, è un Vangelo molto concreto, qui Gesù prende i Suoi discepoli, li stacca dagli altri, li porta su un alto monte perché possano sognare, e il sogno è così bello e così entusiasmante da far reagire così Pietro: Signore, facciamo qui tre capanne, una per Te, una per Mosè e una per Elia. E in questo sogno arriva una voce che li stordisce, e quando poi si svegliano non vedono più niente di strabiliante. Si trovano soli davanti a Gesù. Normalmente può capitarci di fare un sogno in cui eravamo in situazioni meravigliose e poi aprendo gli occhi non capivamo nemmeno dove eravamo... E dobbiamo prendere coscienza che è suonata la sveglia, che dobbiamo alzarci e correre in coro! È la stessa esperienza che qui vivono i discepoli con Gesù, perché la fede diventa forte quando noi, dopo esserci staccate, e dopo che siamo andate verso l´avventura, ci fermiamo per sognare. Nel Vangelo della II Domenica di Quaresima c'è un tocco meraviglioso: e loro furono presi da grande timore, caddero con la faccia a terra, e Gesù, si avvicina, li tocca e dice: alzatevi e non temete, perché adesso quello che avete visto in sogno deve avvenire nella vita. Ecco dove ci porta il nostro cammino di fede! Cominciamo allora a prendere la nostra decisione di "staccarci" e di camminare con le nostre gambe, cominciamo a sognare. E che cos´è che ci permette di sognare? Nella seconda lettura l´apostolo Paolo dice: figlio mio con la forza di Dio soffri con me per il Vangelo; cioè, fai diventare la Parola di Dio la forza dei tuoi sogni, per cui non solo guardi in avanti, ma diventi anche capace di dare la tua vita. Ecco allora il nostro proposito per questa settimana. La settimana scorsa abbiamo detto: facciamo un po´ di digiuno dalle immagini e facciamo un po´ di silenzio. Questa settimana noi vogliamo incominciare a sognare con la Parola di Dio, allora se prendiamo il Vangelo di Lunedì, ci dice: siate misericordiosi, non giudicate, perdonate. Che cosa vuol dire allora, sognare? È fermarsi e dire: ma cosa sarebbe il mondo se tutti fossero capaci di perdonarsi? Cosa sarebbe la mia comunità se tutte cominciassimo davvero ad essere misericordiose, cioè, attente con le proprie viscere l'una verso l'altra? cosa sarebbe l´umanità se questa Parola di Dio: siate misericordiosi come il Padre Vostro, si avverasse in tutto il mondo? Lunedì sogneremo per tutto il giorno la misericordia e il perdono, perché quando si comincia a sognare, poi si trova la forza di realizzare. Martedì, il Vangelo dice: il più grande tra di voi sia il vostro servo. E allora cominciamo a sognare un mondo dove chi governa si mette a servizio, dove tutti vogliono darsi una mano. Si può sognare un mondo così? sogniamolo, perché se lo sogniamo, permettiamo a Dio di prenderci per mano e di indicarci la strada. Mercoledì il Vangelo dice che ognuno di noi come Gesù non è qui nella vita per essere servito ma per servire. Allora sogniamo che mercoledì in comunità si farà a gara per lavare i piatti. Ma proviamo a sognare questo: che io sono in Monastero non per essere servita, ma per servire. Ecco, sogniamo che mercoledì tutte avremo una voglia pazza di pulire la propria cella, e non solo la propria cella, ma anche le stanze comuni e ancora poi offrire aiuto alle consorelle più deboli. Perché non si può sognare un mondo di questo tipo? È il Vangelo che ce lo dice, noi facciamolo diventare il nostro sogno, poi ci penserà il Signore a guidarci. Giovedì, il Vangelo dice che se leggi la Parola di Dio e la ascolti, questa ti salva. È il brano del ricco e di Lazzaro. Ricordiamo quando Lazzaro si trova tra le braccia di Abramo e il ricco dice: almeno manda Lazzaro ai miei fratelli a dire che cambino la loro vita. E Abramo che cosa risponde? "se non si prendono l´impegno di leggere la Parola di Dio, anche se un morto risuscita, loro non cambieranno". La Parola di Dio cambia la nostra vita, e allora ogni sera, invece della ricreazione comunitaria, prendiamo la Bibbia in mano per condividere ancora la Parola. E poi venerdì, dice il Vangelo, che se mettiamo Cristo come fondamento della nostra vita, tutti diventiamo come alberi in primavera, non siamo più chiusi in noi stessi, ma diventiamo alberi che fioriscono, che portano frutto. Pensiamo una comunità in cui ogni monaca è piena di vita e vuole con la sua vita rallegrare le altre. E poi sabato abbiamo il figliol prodigo, che porta questo grande messaggio: un papà che fa festa perché suo figlio ha dilapidato tutti i suoi averi. A noi basta che le consorelle dimentichino un rubinetto aperto ed è ...tragedia. Un'abadessa, anzi, tutte le abadesse del mondo, proviamo a sognare che le monache facciano festa per quello che combinano le consorelle! Questo significa entrare nella fede, staccarci un pochino da noi, dalla nostra mentalità, dalle nostre abitudini per cominciare a sognare, guidate dalla Parola di Dio. Proviamo a ricordare il Vangelo che ascoltiamo la mattina e a sognare per tutto il giorno. Poi alla sera, al ritrovarci insieme, domandiamoci: tu che hai sognato oggi? E io? E la tua consorella cosa ha sognato? E gli amici della comunità, chiamiamoli e chiediamo che cosa hanno sognato! Allora noi cominciamo ad essere persone di fede,quelle persone che Gesù ha preso per mano e portato su un alto monte perché sognassero, perché sentissero la parola di Dio, e perché, entusiasti di questo sogno, svenissero fino al punto che Gesù deve andar vicino a loro a dire: alzatevi e non temete fino al punto che Gesù deve andar vicino a loro a dire: alzatevi e non temete, perché quello che avete visto si realizzerà. Per questa settimana proviamo a “staccarci” e a sognare. Questo ci darà una leggerezza straordinaria nella nostra vita comunitaria e ci darà davvero la capacità di permettere a Dio di usare della nostra vita per il bene di tutta l'umanità.

III DOMENICA di QUARESIMA

Stiamo celebrando un tempo speciale, dove il Signore convoca il suo popolo per purificarlo e santificarlo. Abbiamo visto nella II domenica quanto, in questo lavoro di purificazione e santificazione, sia importante staccarci dal nostro passato, dalle nostre abitudini, quanto sia importante sognare, perché la grandezza di Dio possa davvero entrare nella nostra vita e possa davvero arricchirci di Lui. Oggi, come abbiamo sentito nei testi che abbiamo letto, la proposta che ci viene fatta è quella di crescere nella fede, quindi, non solo entrare, ma crescere. E come abbiamo sentito nel brano del Vangelo, la crescita nella fede è legata all’incontro personale con Gesù. Proviamo semplicemente a guardare a che cosa è successo nella samaritana, era già una donna di fede, lei dice a Gesù: noi adoriamo su questo monte, voi su un altro. E poi dice con molta chiarezza: noi aspettiamo il Messia, quando verrà sarà Lui a dirci ciò che è giusto. La samaritana è un a donna di fede, ma cresce nella sua fede incontrando Gesù, perché è Gesù che dilata la sua mente e il suo cuore, e le da la possibilità di incontrarsi con Dio per quello che Dio realmente è. Ecco perché se vogliamo crescere nella fede non è facoltativo conoscere Gesù, incontrarlo, passare del tempo con Lui e permettere alla Sua Parola di essere dimensione nuova, che Lui vuol dare alla nostra vita. Ma perché è così importante incontrare Gesù per crescere nella fede? Non ci sono altre strade? Non ci sono altre possibilità che ci vengono date? In fondo quante persone ci danno la loro testimonianza, ci stimolano, ci danno il loro esempio per vivere un rapporto pieno con il Signore? Se osserviamo bene, nella Parola di Dio che abbiamo letto, quello che è caratteristico di Gesù, è il fatto che Lui ci libera e ci arricchisce, e non c’è nessun altro che possa avere questa capacità nei nostri confronti, non c’è Santo che possa darci questa possibilità. Abbiamo detto che Gesù dilata la nostra mente e il nostro cuore perché ci libera, guardiamo che cosa ci ripete l’apostolo Paolo scrivendo ai Romani, nel capitolo 5 che è fondamentale in tutta la lettera ai Romani, dice: giustificati per fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo di Lui abbiamo l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio, la speranza poi non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Ecco perché Gesù è l’unico che ci libera. Perché è l’unico che ci permette di ammettere le nostre colpe senza aver paura, perché Lui ci rende giusti, Lui ci ricorda di fronte alle nostre colpe che Dio con il Suo amore e il Suo perdono ci rende giusti. Ed è solo Gesù che può dire e fare questo nella nostra vita, Lui che sulla croce ha preso su di sé i nostri peccati e ci ha reso giusti davanti a Dio. Allora non possiamo confondere Gesù il Liberatore con un qualsiasi altro maestro di vita spirituale o di spiritualità, perché i Maestri, i Santi, ci indicano sempre la strada della purificazione, della conversione, di un lavoro che siamo chiamati a fare su di noi, Gesù rompe questi schemi e dice semplicemente: apprezzo la tua vita così com’è, e sia che tu sia buono o che tu non lo sia, Io ti giustifico davanti al Padre. Non c’è nessun altro che ci da questa certezza e questa garanzia, perché Gesù è l’unico, ed è solo Lui che può davvero liberarci e darci la gioia di un rapporto pieno con il Padre. Ecco perché con Gesù cresciamo nella fede, senza Gesù rimaniamo appesantiti dalle nostre situazioni di vita e continuiamo a sperare che qualcuno si accorga di noi e che ci perdoni.
Ma c’è un’altra ricchezza straordinaria che Gesù come unico, porta nella nostra vita. Abbiamo visto nel Vangelo quanto Gesù dilata la mente e il cuore della samaritana e abbiamo notato il punto forte al quale Gesù arriva quando dice: l’acqua che io ti posso dare è un’acqua che non solo ti toglie la sete, ma è un’acqua che diventa fonte zampillante di vita eterna, è acqua viva, è lo Spirito Santo. E ancora, ricordiamoci che Gesù è l’unico che può farci questo dono: lo Spirito Santo è il dono che Gesù fa a tutti coloro che lo accolgono, è un dono che cambia la qualità della nostra vita. Proviamo ad immaginare ognuno di noi, con tutti i problemi, le ansie, le preoccupazioni che ha, che può essere presente nel mondo come una sorgente di acqua viva. Questa è la possibilità che solo Gesù ci da con il Suo Spirito, cambia la qualità della nostra vita, ci arricchisce in modo tale che noi possiamo essere non solo persone che cercano o che ricevono doni da Dio, ma persone capaci di portare Dio, il Suo Spirito, la Sua Parola, la Sua vitalità agli altri. Ed è questa vitalità dello Spirito che poi ci da anche autorità nell’affrontare la vita.
Nel Libro dell’Esodo, qual’era la situazione in cui si trovava Mosè? Aveva preso un popolo dall’Egitto, l’aveva portato nel deserto, e non c’era acqua. E la situazione era diventata molto dura, Mosè grida al Signore dicendo: che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno. Immaginiamo in un deserto un popolo assetato che cosa è capace di fare. Cos’è che fa Dio con Mosè? Ed è ciò che Dio fa con ognuno di noi grazie a Gesù, e cioè dona a Mosè il Suo Spirito, e gli dice: passa davanti al popolo, prendi con te alcuni anziani di Israele, prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va! Io starò davanti a te. Pensiamo ad una persona che sta per essere lapidata, che si trova in mezzo alla rabbia del suo popolo, che cosa potrebbe fare senza lo Spirito Santo? Scapperebbe, si andrebbe a nascondere, si chiuderebbe dentro casa! No, il Signore dice a Mosè: ti do il mio Spirito, passa davanti a loro, riprendi la tua dignità e la tua autorità; non solo, ma circondati di alcune persone e prendi in mano il segno della vittoria. Davvero capiamo qual’è il dono che Gesù ci fa attraverso il Suo Spirito? Non solo ci libera e ci permette di accettare anche le nostre colpe senza angoscia e senza paura perché Lui ci giustifica, ma anche, ci arricchisce di quello Spirito che da ad ognuno di noi la possibilità di camminare davanti ad ogni situazione senza paura e con autorità, chiamando a collaborare con noi proprio le persone che ce l’avevano nei nostri confronti. Ed è lì dove il Signore poi lo precede e risolve ogni problema. Gesù è l’unico che ci da questa ricchezza. Allora sarebbe bello chiederci come vogliamo vivere questa settimana, noi che abbiamo già fatto una settimana di digiuno dalle immagini e dalle parole per gustare il silenzio, noi che abbiamo già voluto sognare per una settimana, l’impegno di questi giorni potrebbe essere l’impegno della samaritana che quando Gesù le fa capire la bellezza e l’importanza dello Spirito, lascia la brocca sul pozzo, corre in città per far nascere interrogativi ai suoi vicini di casa. È la samaritana che dice: ho incontrato una persona che sa tutto di me, che sia Lui il Messia? Ecco quale dovrebbe essere il nostro compito questa settimana: lasciare perdere qualcosa di nostro, la samaritana ha lasciato perdere la brocca, per andare a parlare agli altri di Gesù. Questa settimana inviteremo degli amici a condividere un'oretta la Parola, lasciando la ricreazione serale. È così che cresce la nostra fede, è così che lo Spirito Santo si rafforza dentro di noi, è così che diventiamo davvero liberi.
Ecco, che davvero il Signore ci arricchisca con questo dono, e ci dia la possibilità di essere in questi giorni testimoni di Lui e del grande dono che Lui ci ha dato nella persona di Gesù.


RIFLESSIONE PASQUALE

Stiamo raccogliendo il frutto di tutta una serie di celebrazioni che abbiamo cominciato Giovedì Santo con la cena del Signore, e ci siamo trovati attorno a una grande tavola. Là Gesù ha celebrato la cena con i suoi discepoli e ha fatto la proposta anche ad ognuno di noi di che cosa significhi vivere in intimità gli uni con gli altri. Prendendo i piedi dei Suoi discepoli, lavandoli e insegnando a tutti noi che l’amore vero, quello che ci porta ad essere intimi e amici gli uni con gli altri, è l’amore che diventa servizio. Ed è Gesù che lavando i piedi ai Suoi discepoli dice: se non ve li lavo, non potete avere parte con me; e poi aggiunge: se Io, il Signore e il Maestro ho fatto questo, anche voi fate la stessa cosa gli uni con gli altri. Ci siamo trovati, poi, il Venerdì Santo di fronte ad una croce, dove il male ha potuto esprimere tutta la sua aggressività, tutta la sua forza, quando si condanna una persona innocente, davvero il male raggiunge il massimo di sé. Eppure là, sulla croce, noi abbiamo trovato Gesù, che perdona, che ama, che dice: ho compiuto - cioè - la mia missione che era quella di prendere ogni tradimento, ogni peccato su di me, fino al punto di diventare Io una persona sfigurata, questa missione l’ho compiuta, dando ad ognuno di noi se volete la possibilità  di essere persone libere. Ci siamo trovati poi sabato notte nella Veglia Pasquale, di fronte ad un fuoco che ci ha raccontato la storia dell’umanità come storia di salvezza in cui, il Figlio di Dio, morendo per noi, è risorto e ha dato a tutti noi la possibilità  di essere davvero Figli di Dio. Queste sono le celebrazioni che abbiamo fatto recentemente, ma dove ci portano? E quale proposta ci stanno facendo per poter ora vivere la Pasqua nella sua pienezza? Se vogliamo fare una sintesi di questi giorni dobbiamo dire semplicemente così: Gesù ci insegna che per essere liberi, dobbiamo essere umili. La libertà che ci da Gesù non è una libertà che passa attraverso l’affermazione di sé, ma è una libertà che si conquista con il sacrificio di sé. Proviamo a guardare allora l’umiltà nell’ultima cena di Gesù, è un orgoglio o è un atto di umiltà lavare i piedi ai Suoi discepoli proprio nel momento in cui lo stanno per tradire? E noi, quando siamo di fronte al tradimento o alla falsità degli altri, abbiamo il coraggio di metterci in ginocchio e di lavare i piedi a qualcuno? Capiamo la differenza tra l’egoismo e l’umiltà? L’egoismo ci rende schiavi di noi stessi e delle nostre reazioni; l’umiltà ci rende liberi. E se andiamo sulla croce di Gesù, troviamo un atto di egoismo o un atto di umiltà? Il perdonare, è egoismo o umiltà? E quando noi siamo nella sofferenza e nelle difficoltà, siamo capaci di perdonare, per diventare persone libere? O siamo capaci invece di reagire, appesantendo sempre di più la nostra vita? E ancora, se andiamo a vedere la morte di Gesù, è un atto di orgoglio, o è un atto di umiltà? Il lasciare che il proprio corpo muoia, è egoismo o umiltà? Ecco, Gesù ci insegna che se vogliamo risorgere, se vogliamo essere delle persone davvero libere, non dobbiamo avere paura di passare attraverso l’umiltà, perché l’umiltà è fondamentalmente coraggio, coraggio di accettare il tradimento, la sofferenza, la morte. Gesù ci libera indicandoci la strada dell’umiltà, del coraggio. Ma come possiamo fare noi a diventare persone libere, ad essere davvero dei Figli di Dio, che cominciano la loro nuova vita guidati da quello Spirito Santo che Gesù, risorto, dona ai Suoi discepoli? Nelle letture di Pasqua abbiamo degli esempi straordinari di questo diventare liberi attraverso il coraggio dell’umiltà. Ecco, vediamo che cosa fa e che cosa dice Pietro, e non dimentichiamo che Pietro aveva tradito, ma ora, come diventa libero? Accettando di aver sbagliato, e cominciando a parlare di chi è Gesù e di quale possibilità Gesù abbia dato a lui e a tutti noi. Dice: a Lui tutti i profeti danno questa testimonianza, chiunque crede in Lui, riceve il perdono dei peccati per mezzo del Suo nome. Questo è coraggio, sapere che diventiamo liberi nel momento in cui permettiamo a Cristo e agli altri di perdonarci e di amarci. Sappiamo che non è facile arrivare a questo atteggiamento di umiltà, perché tutti noi ci gloriamo sempre di quello che siamo e di quello che facciamo. Siamo persone libere, invece, perché qualcuno ci sta perdonando e ci sta amando. Proviamo a vedere se non è vero questo. Quando noi dimentichiamo, e non abbiamo l’umiltà di accettare il perdono e l’amore degli altri e consideriamo che il perdono e l’amore è quotidiano, è ogni giorno per noi, noi non siamo persone libere e non abbiamo capito niente del dono che lo Spirito Santo ci sta facendo. Pietro ci ha testimoniato proprio questo: il perdono e l’amore di Dio mi ha permesso di essere una persona libera. L’apostolo Paolo ci pone di fronte ad un altro atto di umiltà che ci rende liberi. Dice: abbiamo il coraggio di cercare le cose di lassù, di rivolgere il pensiero alle cose di lassù e non a quelle della Terra. Anche qui ci da coraggio, perché noi istintivamente siamo sempre portati a guardare alle cose che dobbiamo fare, e guarda caso sono tutte cose di Terra, pulir casa non è cosa del Cielo, o pagare le bollette o andare in banca, non sono cose del Cielo, andare a lavorare non è una cosa del Cielo, però noi continuiamo a dare importanza a tutte queste cose, e questo ci rende sempre più appesantiti, fino al punto che la vita diventa insostenibile e non più affrontabile da noi e dalle nostre forze. Quale è l’umiltà che ci rende liberi? Dice l’apostolo Paolo: cercate le cose di lassù, mettete la vostra mente nelle cose del Cielo, perché in questo modo vi alleggerite di tutte le schiavitù, di tutte le pesantezze, di tutte le ansie e potete essere davvero delle persone libere. Ecco perché sulla croce Gesù non sottolinea i Suoi dolori, ma dice: Padre, nelle Tue mani do il Mio Spirito. Sta alzando gli occhi al cielo, sta mettendo i suoi pensieri sulle cose di lassù, e diventa persona libera. Vediamo come gli apostoli, Pietro e Giovanni, diventano liberi attraverso l’umiltà, hanno il coraggio, dopo aver sentito una notizia, di andare a vedere. Ed è bellissimo quel brano che abbiamo letto quando Giovanni che arriva per primo e rimane fuori, poi entra dentro e il testo del Vangelo dice: e vide e credette. Cos’è che ci rende liberi, allora? È avere il coraggio di cercare la verità, è avere il coraggio di metterci in discussione, e se c’è una persona che non è libera al mondo è chi dice: io la penso così, io sono stato sempre abituato a fare così, per me è giusto così. Quella è una persona schiava, appesantita e che appesantisce gli altri. E perché? Semplicemente perché la verità è Dio, e Dio è più grande di noi. E quindi quando una persona fa diventare la verità  sé stesso, i suoi pensieri e le sue abitudini, è una persona che ci sta prendendo in giro, perché vi fa diventare più schiavi di quello che siamo. Per essere liberi bisogna avere il coraggio della verità. Possiamo essere liberi, questo dono Cristo ce l’ha fatto, ma dobbiamo passare attraverso questo coraggio di accettare il perdono e l’amore degli altri, attraverso il coraggio di mettere i nostri pensieri sulle cose di lassù, e attraverso il coraggio di non fermarci mai a noi, ma di metterci costantemente alla ricerca della verità. Come fare? La Pasqua dura cinquanta giorni, per dare a tutti noi la possibilità  di sperimentare questa libertà attraverso il dono dello Spirito Santo, quindi, quello che siamo chiamati a vivere in questi cinquanta giorni, è proprio questo: chiedere al Signore il coraggio del perdono, di mettere i nostri pensieri nel Cielo, il coraggio di cercare la verità. Se noi, in questi cinquanta giorni chiediamo al Signore il Suo Spirito per avere questo coraggio, allora la liberazione che abbiamo ricevuto nella Pasqua, può diventare davvero la nostra esperienza di vita e la nostra gioia.

Ringraziamo le Sorelle Povere di S. Chiara di Scigliano (CZ) per la gioiosa e importante collaborazione nell’invio di molte foto presenti nel sito.


Beato Antonio Rosmini

“La solitudine m’è cara perché immerge in profondi pensieri.
Tuttavia non sono già questi monti, e queste valli, e questa pace e questo silenzio
che posseggono il mio cuore.
I luoghi materiali sono angusti per noi,
io nostro luogo è Dio”.


La Croce...

“Ivi è ancora il profondo in quella porzione del legno che si nasconde sotterra e sostiene la Croce senz’essere visibile, perché il profondo dell’amor divino ci sostiene, né si comprende, ché la ragione della predestinazione eccede il nostro intelletto”.


Ven. Maria Maddalena dell’Incarnazione
Fondatrice delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento

“Venite, oh mio Gesù, in questa povera anima mia: amiamoci scambievolmente e possediamoci ancora per sempre, senza mai separarci uno dall’altro; regnate Voi in me; io vivrò sempre in Voi, unico mio bene, mia beatitudine e unico mio tutto”.


Benedizione di S. Chiara

Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Mostri a voi il suo volto e vi usi misericordia.
Rivolga a voi il suo sguardo e vi dia pace.
Il Signore sia sempre con voi ed Egli faccia
che voi siate sempre con lui.


S. Agostino

Dio ci guarda…
ci ascolta, quando nulla ci risponde;
è con noi, quando ci crediamo soli;
ci ama, anche quando sembra che ci abbandoni.


S. Chiara della Croce, agostiniana

Il mio Dio che amo
è Spirito di Vertà che,
a coloro che lo possiedono,
conferisce audacia e sicurezza.


Ven. M. Celeste Crostarosa
Fondatrice delle Redentoriste

Impiegherete il vostro corpo e i vostri sensi, a beneficio del prossimo:
i vostri occhi, per mirare i suoi bisogni e mai osservare i suoi difetti e azioni;
non giudicarlo in cosa alcuna;
le vostre orecchie, per ascoltare i suoi travagli;
la vostra bocca, per consolarlo nelle sue afflizioni ed istruirlo,
nelle eterne verità … aiutarlo e difenderlo. (dalla Regola).


Preghiera attribuita a S. Francesco di Sales

“Ti saluto dolcissima Vergine Maria, Madre di Dio.
Tu sei Mia Madre e mia Regina;
perciò ti supplico di accettarmi come tuo figlio e servo,
perché non voglio più avere altra Madre e Padrona all'infuori di Te.
Ti prego quindi, mia buona, amabile e dolce Madre,
di volermi consolare in tutte le angosce e tribolazioni,
sia spirituali sia corporali”.


Pensieri di S. Francesco di Sales

“La dolcezza è un raggio di cielo che ci fa vedere Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio”.
"La quintessenza della vita spirituale è il perfetto abbandono tra le mani del Padre celeste e la perfetta indifferenza per ciò che riguarda la sua volontà... Qualsiasi ritardo della nostra perfezione proviene soltanto dalla mancanza di abbandono; è certamente necessario partire di qui per incominciare, proseguire e portare a termine la vita spirituale, sull'esempio del Salvatore che lo ha fatto con una perfezione mirabile all'inizio, durante e alla fine della sua vita."(Venerdì Santo 1622).


Preghiera a S. Giuseppe di San Francesco di Sales

Glorioso san Giuseppe,
la cui potenza si estende
a tutte le nostre necessità
e sai rendere facili
le cose più impossibili,
rivolgi i tuoi occhi
di padre buono
ai tuoi figli che ti invocano.
Nelle ansie e nelle pene
che ci opprimono,
ricorriamo a te con fiducia.
Degnati di prendere
sotto la tua paterna protezione le pene
che ci sono causa di sofferenza.


Beata Maria degli Angeli, carmelitana

Vengo dall’Amore,
vado all’Amore,
faccio tutto per l’Amore.


Beata Elisabetta della Trinità, carmelitana

Essere sposa di Cristo vuol dire avere tutti i diritti sul suo Cuore! È un cuore a cuore per tutta la vita. È un vivere con … sempre con. È riposare totalmente in Lui, e permettergli di riposare totalmente nella nostra anima. È non sapere altro che amare; amare adorando, amare riparando, amare pregando, domandando, dimenticandosi; amare sempre sotto tutte le forme. […] Vuol dire essere feconda, corredentrice, generare anime alla grazia, moltiplicare i figli adottivi del Padre, i riscattati da Cristo, i coeredi della sua gloria.


S. Gemma Galgani, passionista, stigmatizzata

In quell’istante comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che in un momento solo quelle fiamme vennero a toccare le mie mani e i miei piedi e il cuore. Mi sentii morire, sarei caduta in terra; ma la Mamma mia mi sorresse, ricoperta sempre col suo manto. Per parecchie ore mi convenne rimanere in quella posizione. Dopo, la Mamma mi baciò nella fronte, e tutto disparve, e mi trovai in ginocchio in terra; ma mi sentivo ancora un dolore forte alle mani, ai piedi, e al cuore. Mi alzai per mettermi sul letto, e mi accorsi che da quelle parti, dove mi sentiva, usciva del sangue. Mi coprii alla meglio quelle parti, e poi, aiutata dall’Angelo mio, potei montare sul letto. Quei dolori, quelle pene, anziché affliggermi, mi recavano una pace perfetta.

(dall’Autobiografia).


S. Efrem il siro

Signore e Sovrano della mia vita,
non mi lasciare in balia
dello spirito dell'ozio, della leggerezza,
della superbia e della loquacità.
Concedi invece al tuo servo
spirito di prudenza, di umiltà,
di pazienza e di carità.
Sì, Sovrano e Signore,
fa’ che io veda le mie colpe
e non condanni il mio fratello,
poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli.
Amen.


S. Gertrude "la grande"

O vita della mia vita, possano gli affetti del mio cuore
accesi dalla fiamma del tuo amore, unirsi intimamente a Te.
Possa la mia anima essere come morta
riguardo a tutto ciò che potrebbe cercare all’infuori di Te.
Tu sei lo splendore di tutti i colori, la dolcezza di tutti i sapori,
la fragranza di tutti i profumi, l’incanto di tutte le melodie,
la tenerezza dolcissima dei più intimi amplessi.
In Te si trova ogni delizia, da Te scaturiscono acque copiose di vita,
a Te attira un fascino dolcissimo,
per Te l’anima si riempie degli affetti più santi.
Tu sei l’abisso straripante della Divinità,
o Re, nobilissimo tra tutti i re,
o Sovrano eccelso, o Principe chiarissimo,
o Signore mitissimo, o Protettore potentissimo.
O Gemma nobilissima di vivificante umanità.
O Creatore di tutte le meraviglie.
O Maestro dolcissimo, o Consigliere sapientissimo,
o Soccorritore benignissimo, o Amico fedelissimo.
Tu unisci in Te tutti gli incanti di un’intima dolcezza.
Tu accarezzi con soavità, ami con dolcezza,
prediligi con ardore, o Sposo dolcissimo e gelosissimo.
Tu sei un fiore primaverile di pura bellezza,
o Fratello mio amabilissimo, pieno di grazia e di forza,
o Compagno giocondissimo, Ospite liberale e generosissimo.
Io preferisco Te ad ogni creatura,
per Te rinuncio ad ogni piacere,
per Te sopporto ogni avversità,
non cercando in ogni cosa che la tua lode.
Col cuore e con la bocca confesso che Tu sei il Principio di ogni bene.


S. Basilio di Cesarea

O Cristo Dio,
tu che in ogni tempo e in ogni ora,
in cielo e in terra sei adorato e glorificato,
tu che sei pieno di misericordia
e di condiscendenza,
che ami i giusti e hai pietà dei peccatori,
che chiami tutti alla salvezza
mediante la promessa dei beni futuri,
tu, Signore, accogli in questa ora
anche le nostre suppliche e orienta
la nostra vita verso i tuoi comandamenti.
Santifica le nostre anime,
purifica i nostri corpi,
correggi i nostri pensieri,
rettifica le nostre intenzioni,
liberaci da ogni afflizione,
da ogni male e dolore.
Difendici con i tuoi santi angeli
affinché, custoditi e guidati
dalla loro schiera,
perveniamo all’unità della fede
e alla conoscenza della tua gloria inaccessibile,
perché tu sei benedetto
per i secoli dei secoli.
Amen.


Finché non ci è possibile la visione senza veli, l'abbraccio senza più ostacoli frapposti e la continua penetrazione di Lui, il massimo che possiamo avere nel tempo è questo: pensare al nostro amato, si, ricordarci veramente dell'Unico che abbiamo scelto di amare, rivolgere a Lui il nostro cuore, parlare, spesso, di Lui, leggere la sua parola densa d'amore, far passare per Lui ogni nostra opera, non pensare ad altri che a Lui. I nostri occhi lo contemplino amorosamente, le nostre orecchie si aprano alle sue parole, il cuore, i sensi e la mente lo abbraccino. Quando lo offendiamo, imploriamolo; quando ci mette alla prova, accogliamolo; quando si nasconde, cerchiamo Lui, il diletto, senza mai desistere prima di averlo di volta in volta ritrovato; e quando lo troviamo, teniamolo con noi con tutta la nostra tenerezza e con una santa condotta di vita. ( Dalle Lettere del Beato Enrico Suso, domenicano).

La sapienza divina ci fa capire che ama coloro che la amano e che prima o poi si rivela a tutti quelli che la desiderano e la cercano con tutto il cuore, sempre pronta a colmarli di gloria e di ricchezze come pure di giustizia e di felicità, di modo che, lasciata l'infanzia della vita spirituale, essi possano intraprendere le vie della prudenza mistica. (Dalle Questioni mistiche, di fr Giovanni Arintero, domenicano).

E poiché la testimonianza della sua buona coscienza (di san Domenico di Guzman) rischiarava continuamente di una grande gioia il suo volto, lo splendore del suo viso non veniva offuscato dalle cose terrene. (Dagli Scritti del Beato Giordano di Sassonia, domenicano).



Torna su