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Lettera
Profezia di un riscatto: l’amore che risana
Profezia, preghiera, disponibilità, insieme con tanta fede hanno dato vita all’apertura del monastero. Il progetto risale al 1991: una proposta profetica lanciata alla comunità in Carpineto: più di un semplice gemellaggio spirituale, una presenza concreta a fianco di una comunità di recupero per ragazzi che hanno intenzione di liberarsi dalla dipendenza da sostanze e alcol.
A pochi anni dalla concretizzazione, oggi, ancora si respira profumo di nuovo, dopo un paziente lavoro di restauro ed adattamento. La cappella è a misura d’uomo: ognuno può sentirsi piccolo davanti al Padre, senza timore e vergogna. La preghiera impregna di sé muri e cose. Ci si sente immersi nell’eterno di Dio, da cui veniamo, andiamo, e dal quale ci sentiamo abbracciati.
La vicinanza coi ragazzi vuole essere segno dell’amore del Padre per ogni figlio, segno del desiderio di trovare vita per chi cerca nuova speranza, accoglie nella preghiera la drammaticità di molte situazioni, chiedendo l’intervento sanante dello Spirito.
Il tempo pasquale ci porta a “leggere” la Croce: dove Gesù muore oggi? Dove la morte sembra avere la vittoria? Dove le forze del male sembrano essere più forti?
La nostra Pasqua è vivere la forza della Risurrezione con tanta fede, sperimentando che il passaggio da morte a vita può avvenire per ogni uomo, anche per chi normalmente viene considerato ai margini della società e della Chiesa. Gesù muore nella vita di questi giovani, muore per ridare vita continuando a vincere il male. Lui è il primo che si china per lavare i piedi in un servizio di amore, di misericordia, che attende il tempo opportuno della grazia. La nostra gioia della Pasqua è vedere con occhi nuovi e scorgere le meraviglie di Dio, all’opera anche negli apparentemente lontani, nelle vite più travagliate.
La fedeltà al carisma ed alla missione che la Chiesa ci chiede è la fortezza della nostra identità: la preghiera è il canale che raggiunge ciascuno nella sua interiorità, nella sofferenza racchiusa in ogni cuore. Non lasciamoci attrarre dal desiderio di “fare” qualcosa, di trasformarci in operatrici sociali, ma rimaniamo ferme sul “monte”, sapendo che è l’intercessione di amore a muovere l’ago della bilancia in favore dei fratelli “vicini di casa”.
Il Risorto, Dio della vita e della storia, tocchi la nostra umanità e ci renda portatori di germi di Risurrezione lì nella nostra Galilea delle genti, nelle comunità, nelle varie situazioni di vita: è il nostro augurio fraterno ed affettuoso. Buona Pasqua a tutti!
Le Carmelitane di Biella
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