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Guide dello spirito
BENEDETTO
Padre del monachesimo occidentale, Compatrono d’Europa, vissuto tra il V e il VI secolo, ossia negli anni della caduta
dell’Impero Romano, Benedetto, in un mondo in balìa delle invasioni barbariche, silenziosamente getta nel solco della
storia semi di pace e di riconciliazione diventando “padre” della nuova Europa.
La fonte principale per conoscere la sua figura è senz’altro il secondo libro dei Dialoghi, opera del pontefice san Gregorio Magno,
il quale, tuttavia, rimanda alla stessa Regola del santo abate (Dialoghi II,36). Con san Benedetto – uomo di Dio dal volto sereno,
di vita venerabile, dai costumi angelici – ci troviamo davanti a una figura insieme forte e mite, austera e amabile che irradia
attorno a sé luce e calore. È 1’uomo della verità e dell’ordine, della coerenza e della radicalità nell’impegno; soprattutto è l’uomo
che dà alla sua vita un unico orientamento: la ricerca di Dio e del suo Regno.
Appena ventenne, si allontanò da Roma, dove aveva iniziato gli studi; rinunziava cioè al miraggio di un successo umano e si ritirava
a vita solitaria su un monte boscoso: Subiaco. Solo con se stesso, ma sotto gli occhi di Dio, attraverso una dura lotta sostenuta
nel suo intimo per vincere le passioni e le inclinazioni al male, Benedetto si formò alla pace, ossia si conformò al Cristo mite
e umile di cuore. Mentre già molti accorrevano a lui quale a uomo di riconciliazione, andava pure inasprendosi la persecuzione di chi,
roso dall’invidia, cercava di eliminarlo. Ma Benedetto non si turbò e tanto meno accettò di attaccare battaglia. Egli assunse
unicamente le armi della mansuetudine e della pace. Lasciò quell’amato luogo e, per provvidenziale disegno, si recò sulla montagna
di Cassino. Era giunto il tempo in cui la sua esperienza doveva farsi patrimonio di vera sapienza per molti. Con la sua Regola,
infatti, fu per il suo tempo e per i secoli successivi fautore di pace e di unità.
Nulla assolutamente i monaci antepongano a Cristo, ed Egli ci conduca tutti insieme alla vita eterna (Regola di san Benedetto, 72,11-12)
Anna Maria Cànopi osb
Benedettine - Isola San Giulio d’Orta (NO)
DOMENICO DI GUZMAN
Domenico di Guzmán, nasce verso il 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna).
Adolescente viene affidato alle cure dello zio arciprete che lo inizia agli studi. Successivamente frequenta l’Università
di Palencia studiando dialettica, filosofia, teologia e Sacra Scrittura. Mentre si trova a Palencia, Domenico mostra la sua
grande generosità durante una carestia, usando le sue sostanze per aiutare i poveri, raccogliendo fondi e vendendo suoi libri.
All'età di ventiquattro anni, diventato sacerdote, entra nel capitolo dei Canonici della cattedrale di Osma di cui diventa anche
vicepriore. Qui Domenico vive profondamente immerso nella preghiera, nel ministero e nella vita comune che il Vescovo Diego d'Acebes
aveva instaurato tra i canonici della sua cattedrale. Domenico passa il suo tempo studiando e pregando. II vescovo Diego, nel 1203,
deve compiere una missione diplomatica in Danimarca e chiede a Domenico di accompagnarlo Durante il viaggio attraversano la Francia
meridionale e si fermano a Tolosa. Qui Domenico ebbe il suo primo contatto vivo con l'eresia catara e albigese. E' noto l’incontro
con l'oste di Tolosa e il dialogo che Domenico intraprese con lui per tutta la notte per riportarlo alla fede. Di ritorno da una
seconda missione in Danimarca nel 1206, affascinati dall'intensa attività missionaria svolta dal clero danese tra i pagani delle
regioni baltiche, Domenico e Diego, prima di rientrare in Spagna si recano a Roma per chiedere al papa di dedicarsi all'evangelizzazione
dei pagani. Papa Innocenzo III, che aveva già promosso una forte predicazione contro l'eresia catara e albigese dilagante nel
meridione della Francia, invita i due a dirigere la loro predicazione verso questa nuova missione. Domenico e Diego accettano
la consegna del papa ed iniziano la loro missione apostolica. Qui i due rimangono insieme fino a quando non sopraggiunge la morte
di Diego e Domenico rimane solo. Domenico continua l'opera della predicazione con grande coraggio e sapienza.
Il vescovo Folco di Tolosa, vista l’intensa opera di Domenico lo nomina nel 1215 predicatore della diocesi. A Tolosa alcuni amici
gli si stringono intorno condividendo con lui la passione della predicazione per la salavezza dei fratelli. E' il primo nucleo che
darà alla predicazione di Domenico una forma stabile. Dal vescovo Folco, Domenico riceve in dono anche la chiesa
di S. Maria di Prouille: qui, fra il 1206 e il 1207, egli raccolse alcune donne convertire dall'eresia catara che si dedicarono
alla preghiera, nella condivisione della vita, offrendo accoglienza e sostegno ai predicatori itineranti attivi nel Sud della Francia.
Era il primo nucleo della Santa Predicazione, progetto di vita apostolica e di dedizione all’annuncio del vangelo, con la vita
e la parola, progetto che si svilupperà nell’Ordine voluto da Domenico. Nel 1215 il Vescovo Folco e Domenico si recano a Roma per
richiedere da Onorio III l'approvazione ufficiale della «sacra predicazione» di Tolosa. L'anno successivo il papa conferma il
progetto di Domenico (22 Dicembre 1216). Fu Onorio III a dare anche il nome di "Frati Predicatori" ai compagni di Domenico.
Nel 1217 Domenico invia i suoi figli in tutta Europa, nelle città universitarie, soprattutto a Parigi e Bologna.
L'Ordine dei Predicatori comincia a svilupparsi. Domenico riunisce e presiede nel 1220 e nel 1221, a Bologna, i primi capitoli
dei suoi frati. In questi capitoli saranno messe le basi effettive del nuovo Ordine che ha come fine la predicazione realizzata
attraverso lo studio, la testimonianza della povertà evangelica e la fraternità della vita comune. Domenico, stanco
delle sue fatiche apostoliche, muore il 6 agosto 1221 a Bologna circondato dall'affetto e dalla preghiera dei suoi frati.
Domenicane, Matris Domini - Bergamo
S. FRANCESCO DI SALES
Francesco di Sales nasce il21 agosto 1567 a Thonon, vicino ad Annecy (Alta Savoia), primogenito di una famiglia di Signori totalmente
legati al Duca di Savoia. Il padre nutre nei suoi confronti grandi ambizioni e gli assicura una formazione di qualità: Francesco
ha 24 anni quando viene promosso dottore in utroque jure (diritto civile ed ecclesiastico), dopo aver studiato alla Sorbona e a Padova.
Alla sua brillante intelligenza si apre una bella carriera. Il padre lo vede già avvocato e membro del Senato di Chambéry e
ha già scelto per il suo primogenito una fidanzata di buona nobiltà. Il desiderio segreto di Francesco è però quello di diventare
sacerdote.
Quasi all'insaputa del padre, ha aggiunto ai suoi studi di lettere e di diritto una solida formazIone teologica.
Ma come rispondere alla propria vocazione di fronte alle affermazioni delle mire paterne? Il Signore di Boisy è ambizioso,
ma è un uomo di fede: quando viene proposto per suo figlio l'incarico di Prevosto del Capitolo dei Canonici di Ginevra, si inchina
di fronte alla volontà di Dio. Francesco è ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593. L'anno seguente viene inviato dal suo vescovo
a riportare la fede cattolica sulle rive del lago Lemano che i Bernesi, protestanti, avevano conquistato nel 1536 e restituito,
qualche anno dopo, al Duca di Savoia.
Nel 1602 Francesco di Sales viene consacrato vescovo. Per vent'anni si prodigherà con zelo a rinnovare la fede nella sua Chiesa e
a promuovere le riforme volute dal Concilio di Trento. La sua attività pastorale si estende ben al di là della Savoia: è un predicatore
di grido a Parigi, Chambery, Digione, ed è in questo capoluogo della Borgogna che incontra, nel 1604, una giovane vedova, la baronessa
Giovanna Francesca di Chantal, con la quale fonderà l'Ordine della Visitazione.
Pastore infaticabile e fondatore di Congregazione religiosa, Francesco di Sales è anche un grande direttore spirituale.
Per accompagnare le anime nella ricerca di Dio, scrive lettere su lettere. Pubblica pure due opere di spiritualità che ottengono
una risonanza considerevole. Nel 1608 esce la
Filotea, Introduzione alla vita devota, scritta appositamente per coloro che cercano la santità vivendo nel mondo. Nel 1616 Francesco
pubblica il Trattato dell'amor di Dio, che intende aiutare a progredire le anime già consolidate nella volontà di tendere alla perfezione.
Questa vita, tutta dedicata a Dio e alla sua Chiesa, si spegne il 28 dicembre 1622, nel monastero della Visitazione di Lione.
Francesco di Sales è stato beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665. Pio IX lo ha proclamato, nel 1877, Dottore della Chiesa;
Pio XI, il 26 gennaio 1923, Patrono dei giornalisti e degli scrittori. S. Francesco di Sales é anche Patrono dei sordomuti per essere
riuscito a comunicare con un suo servo sordomuto.
Visitazione - Moncalieri (TO)
FRANCESCO E CHIARA
Francesco nacque ad Assisi nel 1182. Figlio di un agiato mercante, nella giovinezza visse spensieratamente, cercando la gloria
nelle imprese militari. Toccato dalla grazia, incarnando integralmente il Vangelo, rinunciò ai beni paterni. Praticò la povertà
più assoluta, esortando gli uomini alla sequela di Cristo, alla fraternità e alla concordia.
Arse d’amore per Gesù Crocifisso e volle servire la Chiesa in umiltà
e semplicità. Con i primi 12 compagni che il Signore gli donò, diede inizio all’ordine dei Frati Minori.
Nel 1212 vestì Chiara dell’abito religioso, fissando la sua dimora a San Damiano. Volendo coinvolgere più profondamente
anche i laici diede inizio al Terz’Ordine. L’ardore apostolico lo spinse nel 1219 nel lontano Oriente, alla corte del sultano.
Tornato in patria, nel 1220, rinunciò al governo dell’Ordine. Nel 1224, mentre in solitudine pregava sul monte della Verna,
ricevette il dono delle Stimmate, ultimo sigillo della sua conformità con il Crocifisso. Dopo aver benedetto i suoi frati,
morì sulla nuda terra presso Assisi, la sera del 3 ottobre 1226. Nel 1939 fu proclamato da Papa Pio XII Patrono d’Italia.
Chiara nacque ad Assisi nel 1194 da nobile famiglia. L’incontro con Francesco, già convinto seguace di Cristo povero, determinò
la svolta della sua vita. La notte successiva alla Domenica delle Palme del 1212 fuggì di casa per raggiungere Francesco e i suoi
frati alla Porziuncola, rinunciando a tutti i beni temporali per consacrarsi al Signore. Si stabilì a San Damiano. Dopo poco tempo
con altre giovani condividerà la vita di assidua preghiera, di umile lavoro, di totale povertà e gioiosa fraternità. Iniziò così la
famiglia delle Sorelle Povere la cui Regola, scritta da Chiara, sarà approvata il 9 agosto 1253, due giorni prima della sua morte.
Nella Regola leggiamo: “la forma di vita delle Sorelle Povere di S. Chiara è osservare il Santo Vangelo nel Signore Nostro Gesù Cristo,
vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità, scegliendo di vivere corporalmente rinchiuse per dedicarsi al Signore
con animo libero”.
Nel testamento: “esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via
della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà … e amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avere nel cuore
dimostratelo al di fuori con le opere”.
Le giornate in monastero sono scandite dalla preghiera che è la fonte e il cardine della vita claustrale. Anche il lavoro, personale
e comunitario, è spazio della lode a Dio e concreta possibilità di “rendere a Lui moltiplicati i talenti ricevuti”.
Clarisse – Vicoforte (Cuneo)
PAOLO DELLA CROCE
San Paolo della Croce, al secolo Paolo Francesco Dànei, nacque ad Ovada (Al), il 3 gennaio 1694. La sua giovinezza si maturò in un
periodo storico particolarmente difficile e ostile alla Chiesa: l'illuminsmo filosofico trionfava nel campo della cultura;
la mondanità e la frivolezza dei costumi dilagava nelle alte classi sociali, mentre un'estrema indigenza colpiva le classi popolari
con le tristi conseguenze dell'ignoranza, la miseria, la malattia.
Paolo comprese i suoi tempi e con tutto l'ardore della sua anima operò decisamente per la rinascita cristiana dei suoi contemporanei.
Innanzi tutto volle mostrare il Cristo crocifisso, morto e risorto con la testimonianza della sua vita, vivendo in preghiera,
penitenza e solitudine. Ordinato sacerdote, esplose la sua attività di missionario, e di fondatore del nuovo Istituto dei Passionisti
e delle monache Passioniste. La sua triplice attività di missionario, fondatore e mistico, doveva allargarsi in un vasto orizzonte e
per quasi mezzo secolo operò nella Chiesa donandole una grande fioritura di Santi. Ormai consumato dalle fatiche apostoliche e
dall'austera vita, si addormentò nel Signore il 18 ottobre 1775, all'età di 81 anni, nella Casa Generalizia presso la Basilica dei
Santi Giovanni e Paolo in Roma, ove si venera il suo corpo. Il 29 giugno 1867 Pio IX , in San Pietro, lo proclamava Santo.
Passioniste – Ovada (AL)
TERESA D’AVILA
Al secolo Teresa de Cepeda y Ahumada, riformatrice del Carmelo, Madre delle Carmelitane Scalze e dei Carmelitani Scalzi;
"mater spiritualium" (titolo sotto la sua statua nella basilica vaticana); patrona degli scrittori cattolici (1965) e
Dottore della Chiesa (1970): prima donna, insieme a S. Caterina da Siena, ad ottenere tale titolo; nata ad Avila
(Vecchia Castiglia, Spagna) il 28 marzo 1515; morta ad Alba de Tormes (Salamanca) il 4 ottobre 1582
(il giorno dopo, per la riforma gregoriana del calendario fu il 15 ottobre); beatificazione nel 1614, canonizzazione nel 1622;
festa il 15 ottobre. La sua vita va interpretata secondo il disegno che il Signore aveva su di lei, con i grandi desideri
che Egli le mise nel cuore, con le misteriose malattie di cui fu vittima da giovane (e la malferma salute che l'accompagnò
per tutta la vita), con le "resistenze" alla grazia di cui lei si accusa più del dovuto. Entrò nel Carmelo dell'Incarnazione
d'Avila il 2 novembre 1535, fuggendo di casa. Un po’ per le condizioni oggettive del luogo, un po’ per le difficoltà di ordine
spirituale, faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua "conversione", a 39 anni. Ma l'incontro con alcuni direttori
spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel 1560 ebbe la prima idea di un nuovo Carmelo ove potesse vivere
meglio la sua regola, realizzata due anni dopo col monastero di S. Giuseppe, senza rendite e "secondo la regola primitiva": espressione
che va ben compresa, perché allora e subito dopo fu più nostalgica ed "eroica" che reale. Cinque anni più tardi Teresa ottenne
dal Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rossi - in visita in Spagna - l'ordine di moltiplicare i suoi monasteri ed il permesso
per due conventi di "Carmelitani contemplativi" (poi detti Scalzi), che fossero parenti spirituali delle monache ed in tal
modo potessero aiutarle. Alla morte della Santa i monasteri femminili della riforma erano 17. Ma anche quelli maschili superarono
ben presto il numero iniziale; alcuni con il permesso del Generale Rossi, altri - specialmente in Andalusia - contro la sua volontà,
ma con quella dei visitatori apostolici, il domenicano Vargas e il giovane Carmelitano Scalzo Girolamo Graziano (questi fu inoltre
la fiamma spirituale di Teresa, al quale si legò con voto di far qualsiasi cosa le avesse chiesto, non in contrasto con la legge di
Dio). Ne seguirono incresciosi incidenti aggravatisi per interferenze di autorità secolari ed altri estranei, sino all'erezione degli
Scalzi in Provincia separata nel 1581. Teresa poté scrivere: "Ora Scalzi e Calzati siamo tutti in pace e niente ci impedisce di
servire il Signore". Teresa è tra le massime figure della mistica cattolica di tutti i tempi. Le sue opere - specialmente le quattro
più note (Vita, Cammino di perfezione, Mansioni e Fondazioni) - insieme a notizie di ordine storico, contengono una dottrina che
abbraccia tutta la vita dell'anima, dai primi passi sino all'intimità con Dio al centro del Castello Interiore. L' Epistolario, poi,
ce la mostra alle prese con i problemi più svariati di ogni giorno e di ogni circostanza. La sua dottrina sull'unione dell'anima
con Dio (dottrina da lei intimamente vissuta) è sulla linea di quella del Carmelo che l'ha preceduta e che lei stessa ha contribuito
in modo notevole ad arricchire, e che ha trasmesso non solo ai confratelli, figli e figlie spirituali, ma a tutta la Chiesa, per il
cui servizio non badò a fatiche. Morendo la sua gioia fu poter affermare: "muoio figlia della Chiesa".
Anthony Cilia (www.ocarm.org)
SANT’AGOSTINO VESCOVO
Nacque in terra africana, a Tagaste (Numidia), 13 novembre 354. Educato nella fede, ebbe una giovinezza dissipata finché non lesse
l'Ortensio di Cicerone che lo riaccostò alla vita dello spirito. Fu attratto dal manicheismo ma l'incontro con Sant'Ambrogio,
da cui fu battezzato, lo riportò alla fede. Tornato penitente in Africa dopo la morte della madre, santa Monica, fu ordinato
sacerdote e vescovo di Ippona. Filosofo, teologo, mistico, oratore e sommo polemista (parte della sua vita fu dedicata alla lotta
contro le eresie), a lui si deve la prima sintesi tra Filosofia e Fede, che dimostra come sia possibile un perfetto accordo tra la
città terrena e la città celeste. In un mondo come quello attuale, in cui la città terrena sembra essere in contrasto con quella celeste,
il suo messaggio è ancora un monito e una speranza per l'umanità. Morì ad Ippona (Africa), 28 agosto 430.
E’ patrono dei teologi.
Le sue reliquie sono venerate a Pavia.
da : www.santiebeati.it
SAN BRUNO
Nato in Germania e vissuto poi tra il suo Paese, la Francia e l'Italia,
il nobile renano Bruno o Brunone è vero figlio dell'Europa dell'XI secolo,
divisa e confusa, ma pure a suo modo aperta e propizia alla mobilità. Studente e
poi insegnante a Reims, si trova presto faccia a faccia con la simonia, cioè col
mercato delle cariche ecclesiastiche che infetta la Chiesa. Professore di teologia
e filosofia, esperto di cose curiali, potrebbe diventare vescovo per la via onesta
dei meriti, ora che papa Gregorio VII lotta per ripulire gli episcopi.
Ma lo disgusta l'ambiente. La fede che pratica e che insegna è tutt'altra cosa,
come nel 1083 gli conferma Roberto di Molesme, il severo monaco che darà vita ai
Cistercensi. Bruno trova sei compagni che la pensano come lui, e il vescovo
Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località selvaggia detta "chartusia"
(chartreuse in francese). Lì si costruiscono un ambiente per la preghiera comune
e sette baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da eremiti,
con momenti comunitari. Ma non pensano minimamente a fondare qualcosa: vogliono
soltanto vivere radicalmente il Vangelo e stare lontani dai mercanti del sacro.
Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi
era il benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa col nome di
Urbano II e deve raggiungerlo a Roma come suo consigliere. Ottiene da lui
riconoscimento e autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto
come Grande Chartreuse. Però a Roma non resiste: pochi mesi, ed eccolo in
Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia); e riecco
l'oratorio, le celle come alla Chartreuse, una nuova comunità guidata col solito
rigore. Più tardi, a poca distanza, costruirà un altro monastero per chi, inadatto
alle asprezze eremitiche, preferisce vivere in comunità. E' il luogo accanto al
quale sorgeranno poi le prime case dell'attuale Serra San Bruno. I suoi pochi
confratelli (non ama avere intorno gente numerosa e qualunque) devono essere
pronti alla durezza di una vita che egli insegna col consiglio e con istruzioni
scritte, che dopo la sua morte troveranno codificazione nella Regola, approvata
nel 1176 dalla Santa Sede. E' una guida all'autenticità, col modello della Chiesa
primitiva nella povertà e nella gioia, quando si cantano le lodi a Dio e quando lo
si serve col lavoro, cercando anche qui la perfezione e facendo da maestri ai
fratelli, alle famiglie, anche con i mestieri splendidamente insegnati.
empre pochi e sempre vivi i certosini: a Serra, vicino a Bruno, e altrove,
passando attraverso guerre, terremoti, rivoluzioni. Sempre fedeli allo spirito
primitivo. Una comunità "mai riformata, perché mai deformata".
Come la voleva Bruno, il cui culto è stato approvato da Leone X (1513-1521)
e confermato da Gregorio XV (1621-1623).
da : www.santiebeati.it
SAN BERNARDO
A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c'è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, "mentre il povero ha fame". Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull'Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all'ordine la terra e l'acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l'Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall'antipapa Pietro de' Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l'aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l'insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d'Aquino e Bonaventura.
Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l'invito a non illudersi su chi ha intorno: "Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare". Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l'impresa fallirà davanti a Damasco. Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi... E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie (ma non riconosce la dottrina dell'Immacolata Concezione). Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell'Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa
da : www.santiebeati.it
S. FRANCESCO DA PAOLA
San Francesco nasce nella città di Paola (Cosenza) il 27 marzo del 1416.
All’età di 13 anni intraprende con i suoi genitori un lungo pellegrinaggio che lo porta fino a Roma per visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ai santuari di Assisi e di Loreto, e sulla via del ritorno ai romitori di Monteluco e di Montecassino .Tornato a Paola, risponde alla chiamata di Dio e si ritira in una grotta sulle rive del torrente Isca a pochi chilometri dalla sua città natale per condurre vita eremitica. Molti, spronati dalla sua vita virtuosa, rinunciano al mondo e condividono con lui una vita solitaria, di preghiera e di penitenza, mettendosi al suo seguito. Nasce, così, la Congregazione eremitica, approvata da Mons. Pirro Caracciolo, arcivescovo di Cosenza, e confermata dal Papa Sisto IV nel 1474. Con le approvazioni successive delle Regole, il suo Istituto fu contato tra gli Ordini Mendicanti col nome di Ordine dei Minimi. Il numero dei conventi si moltiplicò in Italia. San Francesco di Paola parte per la Francia all'età di 67 anni per incarico del Papa e su espresso desiderio del re Luigi XI, che avendo sentito parlare della santità di Francesco, spera di essere guarito dalle sue preghiere. Questo fu il mezzo provvidenziale di cui Dio si servì per diffondere anche in Francia l'Ordine dei Minimi, dove Francesco visse 24 anni. L'Ordine dei Minimi si estese anche in Spagna, benché Francesco non vi andò mai personalmente. Fu appunto in Andújar (Jaen) Spagna, dove fu fondato il primo monastero delle Monache Minime, dando inizio al Secondo Ramo dell'Ordine dei Minimi. All'età di 91 anni Francesco passò alla patria celeste il 2 aprile del 1507. Per la sua fama di santità, subito fu introdotta la causa di beatificazione e nel 1519 fu canonizzato dal Papa Leone X.
Minime di Grotta (Roma).
La beata Maria Maddalena dell’Incarnazione (Caterina Sordini)
Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, al secolo Caterina Sordini, nasce il 16 aprile 1770 a Porto Santo Stefano, villaggio di mare sulla laguna di Orbetello. Cresce in una famiglia benefica, religiosa. Esprime un temperamento vivace, intelligente, nello stesso tempo manifesta un innato senso religioso. Ama partecipare alla Messa. Nella sua piccola anima nasce un grande amore, il desiderio di pregare davanti all’Eucaristia. Nel febbraio del 1788 in un viaggio a Ischia di Castro (Viterbo) visita il monastero delle francescane. Lì Gesù l’aspetta, la chiama. Ne rimane affascinata. Lì decide di rimanere e compie la sua scelta. Ha diciassette anni. Seguirà Gesù, il suo sposo, dopo aver rinunziato alla proposta di Alfonso, giovane buono e dotato. Lì il 26 ottobre 1788 indossa l’abito francescano e prende il nome di Maria Maddalena dell’Incarnazione. Chiamata alla guida della comunità in tempi difficili, affronta con coraggio e fiducia nella provvidenza gravose situazioni. Intanto prende forma il progetto, concepito nel giorno del lume, di istituire una comunità di Adoratrici dell’Eucaristia. Scrive le costituzioni del nuovo istituto. Il 31 maggio 1807, riunite alcune consorelle, parte per Roma. Qui con la benedizione di Pio VII, la piccola comunità si insedia nel convento dei Santi Gioacchino e Anna alle Quattro Fontane. Nella chiesa adiacente, aperta al culto, inizia l’adorazione continua a Gesù nell’Eucaristia. Sono momenti critici. Per ordine di Napoleone vengono soppressi sistematicamente gli istituti religiosi. Anche il Papa, come aveva predetto Madre Maria Maddalena, nella notte del 6 luglio 1809 viene catturato e deportato in Francia. Due anni dopo anche il monastero delle Adoratrici è perquisito e la comunità è dispersa. La Madre esule a Firenze, non si perde d’animo, ma, fiduciosa nel Signore, coltiva il suo progetto. La sua fede è contagiosa. Attorno a lei si costituisce una comunità, nascono nuove vocazioni. Dopo la caduta di Napoleone, il 19 marzo 1814, ritorna a Roma. Rinasce la comunità delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento e il 18 settembre 1817 le monache indossano per la prima volta la bianca tunica con lo scapolare rosso, segno della purezza verginale e dell’amore all’Eucaristia. Tutta la vita della comunità si incentra nel culto dell’Eucaristia, fonte e anima della Chiesa, luce sul mondo, principio di una comunione universale che ha il suo centro nella presenza sacramentale di Gesù. Il 29 novembre 1824, mentre si spegne il giorno, cessa la vita terrena di Madre Maria Maddalena. Si leva l’alba di un giorno eterno. La Madre entra nella visione dello sposo, abbracciata dal suo amore. L’opera da lei iniziata si espande nel mondo: da Roma al resto dell’Italia, in Spagna, in Austria, in Messico, in Cile, negli Stati Uniti d’America, in Africa, fino a Betlemme. Numerosi sono i monasteri spiritualmente uniti nell’adorazione a Gesù Eucaristia, che abbracciano il mondo, lo sollevano dai ruderi della disgregazione per costruire una comunione di adorazione e di lode a Gesù nell’Eucaristia, anima cosmica.
(don Alberto Grosso)
Altri santi hanno dato vita o hanno ispirato congregazioni di monache contemplative.
Ricordiamo: S. Giuliana Falconieri delle Serve di Maria, S. Francesca Romana, le Bb. Caterina da Pallanza e Giuliana da Verghera delle Romite Ambrosiane, la B. Maria Vittoria Fornari Stratta delle Monache Turchine, Madre Mectilde de Bar delle Benedettine Adoratrici, Madre Battista Solimani delle Romite Battistine, S. Eufrasia Pelletier delle Contemplative del Buon Pastore, la Venerabile Luisa Margherita Claret de la Touche della Comunità Betania del Sacro Cuore, la B. Maria Deluil Martiny delle Figlie del Cuore di Gesù, la Venerabile Maria Celeste Crostarosa delle Redentoriste, S. Luigi Orione e S. Giuseppe Benedetto Cottolengo.
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