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Evangelizzare dalla clausura
S. Teresina, carmelitana scalza, patrona delle Missioni estere
“Oh Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l’amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa,
e questo posto me lo hai dato tu, oh mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio
desiderio si tradurrà in realtà”.
Riceviamo dalle Benedettine di Pistoia.
Il Monastero di Santa Maria degli Angeli al centro di Pistoia:
che cosa vive e che cosa propone?
Noi claustrali, o, come meglio ci si definisce, monache contemplative, amiamo fermarci davanti alla
Parola, leggerla, meditarla,
applicarla alla nostra vita quotidiana e infine trasmetterla, per adempiere così al mandato di Gesù "Andate, evangelizzate..."
Oltre alle Scritture, quotidianamente, leggiamo i testi dei Padri della Chiesa.
Dice Gregorio Nazianzeno: "Servo della Parola, io aderisco al ministero della Parola; che io non acconsenta mai di trascurare questo bene.
Questa vocazione io l'apprezzo e la gradisco, ne traggo più gioia che da tutte le altre cose messe insieme" (Oratio 6,5: SC 405,134; cfr anche Oratio 4,10). Ecco cosa ci trasmette uno dei grandi Padri della Chiesa! Ecco la sintesi della nostra vita in Monastero: Portare la Parola nel cuore e sulle labbra.
San Benedetto ci ammonisce: "In monastero si viene per cercare Dio"
Siamo ormai abituati a vedere tante forme di ricerca di Dio e tante forme di rifiuto di Dio.
Un grande benedettino, padre Benedetto Calati, affermava che non occorre il cristianesimo per essere monaci per trovare Dio.
E allora che senso ha un Monastero in centro di una città? San Benedetto e ogni Monastero hanno questo dono da fare ad ogni persona che sinceramente cerca Dio: non anteporre nulla all'amore di Cristo; non anteporre nulla alla coscienza di essere salvati dalla benevolenza e dalla tenerezza di Dio, che è Padre e che si dona ad ognuno nella persona di Gesù. E' lui infatti che ci pone in comunione con il Padre per il suo Spirito.
Tale è la novità cristiana che Benedetto proclama e che noi ricordiamo e testimoniamo: porre in fermento ogni sentimento religioso, mettere in crisi la religione stessa che viene chiamata a diventare fede. Di questo dono la Chiesa ha bisogno, di questo dono i cristiani hanno bisogno, di questo dono l'umanità ha bisogno.
Un Monastero di Clausura in mezzo alla città ha oggi questo compito: mettere la persona di Gesù e il rapporto personale con Lui al centro della vita, della Chiesa, della città.
Allora ti invitiamo a chiederti:
1. sai come avere un rapporto personale con Dio? Leggendo dal Vangelo di Giovanni 1, 1-14 scopriamo la storia di un Dio che ama, che crea, che manda il suo Cristo (progetto-parola) per entrare in rapporto con noi
2. perché tante persone non fanno quest'esperienza d'amore in un rapporto personale con Dio? Leggendo dal Vangelo di Giovanni 3, 16-21 prendiamo coscienza del nostro peccato che è egoismo, orgoglio, incapacità di accogliere le proposte d'amore; questo non ci permette di conoscere la comunione e la gioia di un rapporto personale.
3. qual è la soluzione per la nostra separazione da Dio?
Leggendo la lettera ai Romani 3, 21-28 scopriamo che la soluzione è Gesù, in Lui è risolto il problema del peccato, in Lui c'è la possibilità e la certezza di un rapporto personale con Dio.
come allora iniziare un rapporto personale con Dio?
Leggendo dal Vangelo di Luca 19, 1-10 scopriamo l'importanza di prendere una decisione, quella decisione di cui S. Benedetto parla chiaramente nel prologo della sua Regola dove ascoltare e rispondere diventano la base di un rapporto vero con Dio.
Basterebbe la lettura della lettera ai Romani 10, 9, di Efesini 2, 8-9, di Colossesi 2, 6-10 per mettere a fuoco quanto in un rapporto sia importante la decisione di non anteporre nulla all'amore del Cristo.
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Il senso del tempo in S. Benedetto
L’uomo più che inserito in uno spazio è immerso nel tempo.
“La Bibbia si interessa più del tempo che dello spazio. Essa vede il mondo nella dimensione del tempo e dedica maggiore attenzione alle generazioni, agli eventi che ai paesi e alle cose; si interessa più della storia che della geografia”. Il tempo è qualcosa in cui l’uomo è chiamato a realizzarsi. E Benedetto lo organizza, ne scandisce il ritmo, gli dà senso. Noi monache consegniamo al mondo l’orologio, detto anche “svegliatore monastico”: strumento essenziale per riempire di significato le ore della vita nel monastero e poi nel “borgo”. Le torri campanarie sono erette con la funzione di segnare le ore, di avvisare le persone, i contadini, gli artigiani, i cittadini di eventi particolari, sia liturgici (messa, vespro …) sia civili (pericoli, feste, funerali, adunanze …) attraverso il suono delle campane. E’ nei monasteri che, dopo la lunga incertezza e la sanguinosa confusione seguite alla caduta dell’impero romano, si manifesta per la prima volta il desiderio di un ordine e di un potere che non fosse quello espresso nella dominazione militare su uomini più deboli. Fra le mura dei monasteri, contro le improvvisazioni e le incertezze della vita, si segue una ferrea disciplina. L’abitudine all’ordine e alla precisa regolamentazione degli intervalli di tempo diventa una seconda natura della monaca.
Quattro sono i fondamenti della giornata monastica, più completi di quel riduttivo “ora et labora”:
Quattro sono i fondamenti della giornata monastica, più completi di quel riduttivo “ora et labora”:
la preghiera - il lavoro (opus manuum) - la lettura e lo studio (lectio divina) - la quiete e il riposo.
- L’uomo nel tempo è un essere in relazione con Dio e quindi prega, ma non vive di sola preghiera;
- L’uomo nel tempo è un essere in relazione con la natura che trasforma per il sostentamento, ma non vive di solo lavoro;
- L’uomo nel tempo vive in relazione con idee e pensieri che provengono dalla Bibbia e dall’intelligenza e dalla sapienza dei suoi simili, ma non vive di solo studio;
- L’uomo nel tempo è un essere che ha bisogno di riposo, di non-azione, di quiete interiore e di raccoglimento, ma non vive di sola quiete.
La monaca con tutta se stessa è chiamata a vivere pienamente il tempo, perché questo è di Dio.
Dove tutto sembra paradossalmente monotono e ripetitivo, là il tempo non è dato per invecchiare, ma per diventare “persone nuove” alla ricerca di Dio, che è perenne novità. Oggi l’uomo “lotta contro il tempo”, lo guarda come un concorrente, un rivale da combattere, da dominare, da riempire. Fa indigestione di tempo: corre, corre, corre! Non prega più, lavora troppo, studia come trascorrere il tempo del non lavoro, non trova momenti di quiete. Nel Monastero, il tempo scorre come un dono continuo di Dio, immutabile e sempre nuovo.
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