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Attualità
Pro Orantibus 2008
I1 21 novembre, festa della Presentazione di Maria al Tempio, la Chiesa cattolica è invitata a pregare per le suore di vita contemplativa claustrale e anche a dare un aiuto concreto ai monasteri che spesso vivono in grande povertà. È un'occasione per ricordare - se mai ce ne fosse bisogno -la presenza orante di tante donne (circa 50.000 in tutto il mondo) che hanno accolta, custodita nel cuore e realizzata nella vita, la parola che un giorno Gesù rivolse ai discepoli: «Venite seorsum», «Venite in disparte, in un luogo solitario...» (Me 6, 31).
La parola "Clausura" evoca le grate, un pesante portone che si chiude alle spalle di chi entra, austerità, silenzio, distacco dal mondo. Tutto questo, in parte, è anche vero, sebbene il Vaticano II abbia alleggerito la vita claustrale da tante forme e sovrastrutture esterne accumulate nel corso dei secoli e non più consone alla cultura e al vissuto di oggi, ma soprattutto è una vocazione in cui una persona è chiamata a conformarsi al Signore Gesù che spesso -come raccontano i Vangeli - «si ritirava sul monte, in un luogo solitario, a pregare il Padre».
Vivo l'esperienza della vita contemplativa claustrale da più di trentanni.
Un'avventura che ha conosciuto momenti di entusiasmo, di fatica, di gioia e di sofferenza, un cammino condiviso con tante donne e uomini chiamati dal Signore a seguirlo «più da vicino» per essere un richiamo forte, nella Chiesa, per ogni sorella e fratello, che il Regno è già in mezzo a noi, che c'è una gerarchia di valori in cui Dio ha il primo posto. La preghiera è al centro della nostra vita e tutta la giornata, le normali occupazioni, il lavoro, i rapporti interpersonali, le piccole o grandi cose del quotidiano ruotano attorno alla preghiera, intesa come incontro personale e comunitario con Dio-Amore, in Cristo. La preghiera ha mille espressioni: è proclamare le lodi del Signore nella Liturgia delle Ore, la grande preghiera della Chiesa universale; è contemplare con animo stupito e riconoscente le opere meravigliose di Dio; è riconoscere il suo amore che si esprime nei gesti più piccoli e teneri, come il sorriso di un bimbo o il perdono dato e ricevuto; è alzare le braccia in una supplica che raccoglie tutte le angosce dell'umanità sofferente e smarrita; è dirgli che lo riconosciamo come Padre ricco di misericordia e pronto a perdonare senza misura. Soprattutto la preghiera ci raccoglie attorno all'Eucaristia, azione di grazie per eccellenza.
«Venite in disparte» ci ha detto Gesù. Ma questo "in disparte" non ci allontana dai fratelli, anzi. «Con animo libero e accogliente, "con la tenerezza di Cristo", le monache portano in cuore le sofferenze e le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti gli uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende della Chiesa e dell'uomo d'oggi, collaborano spiritualmente all'edificazione del Regno di Cristo» (Verbi Sponsa, 1999).
Nel seguire Gesù ci è modello e guida Maria che non ha mai lasciato solo Gesù, ma lo ha accompagnato restando vigile, nel silenzio e nel nascondimento, fino ai piedi della croce.
Maria ha provato la fatica della fede, alle nozze di Cana si è fatta audace nel chiedere l'intervento del Figlio, sul Calvario ha creduto e sperato contro ogni speranza. Maria, infine, si trovava in mezzo agli Apostoli in preghiera nell'attesa dello Spirito, all'alba della Chiesa nascente.
A lei, Madre della Chiesa, affidiamo la nostra vocazione contemplativa.
Suor Silvia Grasso, monastero domenicano "Beata Margherita di Savoia " di Alba
Tratto da “Madre di Dio”, novembre 2008
Il 9 marzo 2009, conclusa la visita in Campidoglio, il Papa si è recato nella vicina via del Teatro Marcello, per venerare il corpo di santa Francesca Romana nel giorno della memoria liturgica e incontrare la comunità dell'antico monastero di Tor de' Specchi. Mie monache ha raccomandato di essere «polmone spirituale» della città sull'esempio della «più romana delle sante».
Care Sorelle Oblate!
Con grande gioia, dopo la visita al vicino Campidoglio, vengo ad incontrarvi in questo storico monastero di santa Francesca Romana, mentre ancora è in corso il quarto centenario della sua canonizzazione avvenuta il 29 maggio del 1608. Proprio oggi, poi, cade la festa di questa grande Santa, nel ricordo della data della sua nascita al cielo. Sono dunque particolarmente grato al Signore di poter rendere questo omaggio alla «più romana delle Sante», in felice successione con l'incontro che ho avuto con gli Amministratori nella sede del governo cittadino. Nel rivolgere il mio saluto cordiale alla vostra comunità, e in particolare alla Presidente, Madre Maria Camilla Rea - che ringrazio per le cortesi parole con cui ha interpretato i comuni sentimenti - lo estendo al Vescovo Ausiliare Mons. Ernesto Mandara, alle studentesse ospiti e a tutti i presenti.
Come sapete, sono reduce con i miei collaboratori della Curia Romana dagli Esercizi spirituali, che coincidono con la prima settimana di Quaresima. In questi giorni ho sperimentato ancora una volta quanto siano indispensabili il silenzio e la preghiera. E ho pensato anche a santa Francesca Romana, alla sua totale dedizione a Dio e al prossimo, da cui è scaturita l'esperienza di vita comunitaria qui, a Tor de' Specchi. Contemplazione e azione, preghiera e servizio di carità, ideale monastico e impegno sociale: tutto questo ha trovato qui un «laboratorio» ricco di frutti, in stretto legame con i monaci Olive-tani di Santa Maria Nova. Il vero motore però di quanto qui si è compiuto nel corso del tempo è stato il cuore di Francesca, nel quale lo Spirito Santo riversò i suoi doni spirituali e al tempo stesso suscitò tante iniziative di bene.
Il vostro monastero si trova nel cuore della città. Come non vedere in questo quasi il simbolo della necessità di riportare al centro della convivenza civile la dimensione spirituale, per dare senso pieno alle molteplici attività dell'essere umano? Proprio in questa prospettiva, la vostra comunità, insieme con tutte le altre comunità di vita contemplativa, è chiamata ad essere una sorta di «polmone,» spirituale della società, perché a tutto il fare, a tutto l'attivismo di una città non venga a mancare il respiro», spirituale, il riferimento a Dio e al suo disegno di salvezza. E questo il servizio che rendono in particolare i monasteri, luoghi di silenzio e di meditazione della Parola divina, luoghi dove ci si preoccupa di tenere sempre la terra aperta verso il cielo. Il vostro monastero, poi, ha una sua peculiarità, che naturalmente riflette il carisma di santa Francesca Romana. Qui si vive un singolare equilibrio tra vita religiosa e vita laicale, tra vita nel mondo e fuori da Il mondo. Un modello che non è nato sulla carta, ma nell'esperienza concreta di una giovane romana: scritto - si direbbe - da Dio stesso nell'esistenza straordinaria di Francesca, nella sua storia di bambina, di adolescente, di giovanissima sposa e madre, di donna matura, conquistata da Gesù Cristo, come direbbe san Paolo. Non per nulla le pareti di questi ambienti sono decorate da immagini della vita di lei, a dimostrare che il vero edifìcio che Dio ama costruire è la vita dei santi.
Anche ai nostri giorni, Roma ha bisogno di donne - e naturalmente anche di uomini, ma qui voglio sottolineare la dimensione femminile - donne, dicevo, tutte di Dio e tutte del prossimo; donne capaci di raccoglimento e di servizio generoso e discreto; donne che sanno obbedire ai Pastori, ma anche sostenerli e stimolarli con i loro suggerimenti, maturati nel colloquio con Cristo e nell'esperienza diretta sul campo della carità, dell'assistenza ai malati, agli emarginati, ai minori in difficoltà. E il dono di una maternità che fa tutt'uno con l'oblazione religiosa, sul modello di Maria Santissima. Pensiamo al mistero della Visitazione: Maria dopo aver concepi-to nel cuore e nella carne il Verbo di Dio, subito si mette in cammino per andare ad aiutare l'anziana parente Elisabetta. Il cuore di Maria è il chiostro dove la Parola continua a parlare nel silenzio, e al tempo stesso è la fornace di una carità che spinge a gesti coraggiosi, come pure a una condivisione perseverane te e nascosta.
Care Sorelle! Grazie della preghiera con cui accompagnate sempre il ministero del Successore di Pietro, e grazie per la vostra presenza preziosa nel cuore di Roma. Vi auguro di sperimentare ogni giorno la gioia di non anteporre nulla all'amore di Cristo, un motto che abbiamo ereditato da san Benedetto, ma che ben rispecchia la spiritualità dell'apostolo Paolo, da voi venerato quale patrono della vostra Congregazione. A voi, ai monaci Olivetani e a tutti i presenti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.
"Fuori dal chiostro per studiare teologia" La Voce del Popolo - 2 marzo 2008
“Un sogno accarezzato da tempo e ripensato nei suoi elementi strutturali, si è realizzato grazie alla presenza e coordinazione del Vicario Episcopale per la Vita religiosa della diocesi di Torino. Un corso teologico claustrale (Ctc), rivolto a monache e suore di differenti ordini ed Istituti religiosi dediti alla vita contemplativa, del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Ma è desiderio offrire anche ai monasteri delle altre regioni la possibilità di partecipazione.
Questo tipo di scuola ha tratto ispirazione dal Corso teologico per monache benedettine, attivo dal 1980, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma. A differenza di quello, che prevede tre sessioni l’anno con un percorso triennale, il Ctc, anch’esso triennale, propone due sessioni residenziali annue, per un totale di circa 180 ore nel triennio.
E’ stato possibile per le partecipanti, condividere un’esperienza, frequentando una “scuola” pensata esclusivamente per claustrali. Lo spirito fraterno, creatosi fin dai primi giorni, ha lasciato trasparire come tutte le sorelle avessero in comune, oltre l’amore a Cristo e la sua sequela, nella speciale vocazione, la ricerca di lui, anche attraverso un percorso sistematico di studi. L’obiettivo che il Corso si prefigge, infatti, è quello di alimentare la passione per Cristo e per la Chiesa, affinché chi lo frequenta diventi sempre più testimone credibile dell’amore di lui, il “Perfetto orante” e sempre più capace di dare ragione della propria fede.
Alla sera poi, dopo cena, ci si è fermate insieme per una conoscenza reciproca, per partecipare e condividere la propria storia personale e monastica, il carisma del proprio ordine o istituto”.
Papa Benedetto XVI Giornata pro Orantibus 2007
La prima «Giornata pro orantibus» si tenne il 13 maggio 1953 per volontà di Papa Pio XII.
Divenne quindi un appuntamento annuale che Papa Giovanni XXIII, nel 1959, fissò al 21 novembre,
festa della Presentazione di Maria Vergine al Tempio.
Dall’Angelus di Papa Benedetto XVI del 18 novembre 2007
“Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l'invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente.
Non temiamo per l'avvenire, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche, perché il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia
per aprirla al suo compimento trascendente, ne è l'alfa e l'omega, il principio e la fine (cfr Ap 1, 8). Egli ci garantisce che in ogni
piccolo ma genuino atto di amore c'è tutto il senso dell'universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova
in pienezza (cfr Mt 16, 25).
A tener viva tale prospettiva ci invitano con singolare efficacia le persone consacrate, che hanno posto senza riserve la loro vita
a servizio del Regno di Dio. Tra queste vorrei ricordare particolarmente quelle chiamate alla contemplazione nei monasteri di clausura.
Ad esse la Chiesa dedica una Giornata speciale mercoledì prossimo, 21 novembre, memoria della presentazione al Tempio della Beata Vergine
Maria. Tanto dobbiamo a queste persone che vivono di ciò che la Provvidenza procura loro mediante la generosità dei fedeli. Il monastero,
"come oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi alla fine l'unica cosa decisiva: esiste un'ultima ragione
per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile" (Heiligenkreuz, 9 settembre 2007).
La fede che opera nella carità è il vero antidoto contro la mentalità nichilista, che nella nostra epoca va sempre più estendendo
il suo influsso nel mondo.
Ci accompagna nel pellegrinaggio terreno Maria, Madre del Verbo incarnato. A Lei chiediamo di sostenere la testimonianza di tutti
i cristiani, perché poggi sempre su una fede salda e perseverante”.
Da Jesus di gennaio 2008
Il nuovo anno appena iniziato ci porta a Torino presso l'Opera S. Pio X, conosciuta dai lettori di Jesus.
Nata come ramo della Conferenza di San Vincenzo del Piemonte, l'Opera ha al suo attivo una lunga storia di
solidarietà verso i monasteri italiani con i quali essa comunica attraverso il periodico “Dal silenzio”,
testata identica al titolo di questa nostra rubrica, che ogni anno presta la sua voce all'Opera stessa.
L'appello che qui ospitiamo non è per aiutare un monastero in particolare, ma per rispondere con un piccolo
gesto solidale a ciascuna delle molte comunità claustrali in condizione di bisogno che le si
sono rivolte e che attendono con fiducia un piccolo gesto.
Le offerte possono essere inoltrate tramite c/c postale n. 16792103 intestato a:
OPERA S. PIO X via XX settembre n. 23 10121 Torino.
Il telefono
dell'Opera è 011/5612941.
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